VISITA AL CPR DI PONTE GALERIA

Dopo l’estate il nostro giro dei luoghi di detenzione del Lazio è ripreso con la visita ispettiva di questa mattina al Cpr di Ponte Galeria, nel quale al momento ci sono 81 uomini, perlopiù egiziani e tunisini.Fa sempre un certo (brutto) effetto incontrare persone che si ritrovano rinchiuse senza aver compiuto alcun reato (posto che, come scrivevo ieri, anche sul senso del carcere per chi ha violato la legge nutro più di una perplessità), persone la cui unica colpa è non avere i documenti in regola per soggiornare nel nostro paese: eppure, ancora oggi, nel nostro paese le cose funzionano proprio così.Come al solito, oltre ad ascoltare le storie di chi si è voluto fermare a parlare con noi, abbiamo raccolto alcune criticità che purtroppo ancora permangono: le difficoltà nel passaggio in accoglienza presso strutture idonee di coloro che ottengono la protezione internazionale, le problematiche legate all’accertamento dell’eventuale minore età degli ospiti, la frequenza di problematiche psichiatriche, le difficoltà legate al divieto di usare i telefoni cellulari. Ma a prescindere dalle questioni puntuali, e perfino dal fatto che Ponte Galeria rappresenti un esempio certamente positivo rispetto ad altre realtà, la sensazione di fondo è che i Cpr siano in ogni caso luoghi inutilmente punitivi e quindi intrinsecamente, strutturalmente, concettualmente sbagliati. Non è una sensazione di poco conto.

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