UNA (MIA) IPOTESI PER RISPONDERE ALLA DOMANDA: PERCHÉ I DECESSI NON CALANO MAI?

19 Aprile 2020
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19 Aprile 2020 Alessandro
La risposta, che cercherò di spiegare qua sotto, è: perché calano, ma noi (ancora) non lo vediamo.
Guardate il primo grafico, che riporta, giorno dopo giorno, i decessi comunicati dalla Protezione Civile. Quei decessi, come tutti stiamo dicendo in questi giorni, praticamente non calano mai.
Ora, io credo (ma non solo io, visto che sul tema si sono già espressi in molti, e più autorevoli di me) che a un certo punto succeda una cosa: in alcune regioni (quelle più colpite) gli ospedali si intasano, le terapie intensive collassano, non si riesce più a curare (e neppure a testare) moltissime persone. E queste persone iniziano a morire a casa, senza entrare nel conteggio dei morti “ufficiali”. Supponiamo (non fate caso al giorno preciso, che si potrebbe calcolare ma non è dirimente ai fini del ragionamento) che quel giorno sia il giorno indicato dalla freccia rossa nel secondo grafico.
Che succede a partire da quel giorno? Succede che i morti “non ufficiali” iniziano a crescere. E crescendo fanno in modo che la curva dei decessi “vera”,che noi non conosciamo, da quel momento non sia più quella azzurra, ma quella rossa che vedete nel terzo grafico.
Nel frattempo, nelle terapie intensive, le persone continuano a morire. Apparentemente senza un picco, visto che restano sempre più o meno le stesse (fatte salve le variazioni giornaliere che dicono poco). Continuano a morire sempre le stesse persone perché sono, per così dire, le persone corrispondenti al “pieno” ospedaliero. Ufficialmente, per capirci, non potrebbero morirne di più. Ecco perché restano sempre grosso modo costanti: o, come abbiamo detto più volte, senza un picco.
Invece il picco c’è. E’ il picco della curva rossa, quella delle morti totali che comprendono anche quelle non ufficiali, le quali continuano ad aumentare fino a raggiungere (di nuovo: lasciate stare il giorno, pensate al ragionamento) un picco e iniziare a scendere, come si vede nel quarto grafico.
Le morti totali, comprese quelle “non ufficiali”, iniziano a scendere. Ma noi questa discesa non possiamo vederla, perché vediamo solo le morti nelle terapie intensive che sono sempre più o meno costanti, visto che corrispondono al massimo della capacità ospedaliera. Invece le morti totali scendono, e man mano che scendono la differenza, la distanza tra le morti non “ufficiali” e quelle “ufficiali” si riduce, si assottiglia, come si vede nel quinto grafico.
A un certo punto le due curve si incontrano di nuovo, così com’erano partite dallo stesso punto qualche settimana prima. E’ il momento in cui le morti “non ufficiali” arrivano a zero, o giù di lì, e le morti che vediamo sono grosso modo uguali al totale dei decessi. E’ il momento in cui le terapie intensive iniziano ad alleggerirsi, i tamponi aumentano e tutte le persone (o quasi) possono essere curate. A quel punto le due curve tornano a diventare una sola, come si vede nel sesto grafico.
A partire da quel punto, e solo a partire da quel punto, potremo iniziare a vedere un calo nei decessi annunciati dalla protezione civile. Prima non avremmo potuto, perché il sistema sanitario delle regioni più colpite lavorava al massimo della sua capacita, e aspettarsi di vedere un calo sarebbe stato irragionevole: visto e considerato che nel frattempo moriva molta altra gente senza che noi potessimo vederla.
Ora, la domanda è: quel punto è arrivato?
Io credo di sì. O perlomeno credo che ci siamo molto vicini, visto che le terapie intensive si stanno progressivamente alleggerendo e dunque è possibile curare molte più persone, auspicabilmente azzerando il gap con l’altra curva, quella rossa. Quella delle morti “nascoste”.
Del resto guardatelo, il sesto grafico. Guardate la curva rossa. Guardate l’effetto che fa messa insieme all’altra, subito prima e subito dopo.
Non vi pare che così tutto abbia molto più senso?
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