TU COSA AVRESTI FATTO?

Siccome qualcuno, non di rado polemicamente, mi pone questa domanda, cerco di rispondere una volta per tutte nel modo più preciso che mi è possibile.

Partiamo da una premessa: a maggio abbiamo fatto in media 61mila tamponi al giorno; a giugno 50mila; a luglio 46mila; ad agosto 59mila; a settembre 90mila; a ottobre 144mila; a novembre (sin qui) 206mila.Mi pare evidente, guardando i numeri, che il numero dei tamponi effettuati si è conformato all’andamento dell’epidemia: quando l’epidemia andava più piano si facevano meno tamponi, e man mano che l’epidemia è andata aumentando se ne sono fatti sempre di più.

In poche parole: i tamponi sono corsi dietro all’epidemia.

Ora, cosa avrei fatto.

Poiché, con ogni evidenza, fare 200mila tamponi al giorno è possibile (visto che oggi li facciamo), io avrei fatto questo: avrei spinto fortissimo sui tamponi a giungo, a luglio e ad agosto, approfittando del fatto che l’epidemia andava piano, e quindi che i casi positivi erano relativamente pochi, per estendere il tracciamento quanto più possibile. Avrei testato, per ogni positivo, i contatti e i contatti dei contatti in un colpo solo, accorciando i tempi e dando fondo alla massima capacità di fare tamponi per scovare quanti più asintomatici possibile, isolarli e spegnere la diffusione del contagio nel momento in cui, pian piano, riguadagnava forza.

Avrei assunto persone, implementato procedure, potenziato al massimo l’infrastruttura. Insomma, avrei tentato con ogni mezzo possibile (il che significa: mettendo in piedi un’adeguata ed efficiente organizzazione e impiegando allora i 200mila tamponi al giorno che ci siamo decisi a fare solo oggi) di correre davanti all’epidemia, anziché rincorrerla; di soffocarla quando era possibile soffocarla, invece di lasciare che rimanesse sottotraccia e, poco alla volta, riprendesse forza.

Se fosse stato fatto questo saremmo arrivati a settembre, alla riapertura di tutto, con ben altri numeri: e forse ci saremmo potuti risparmiare molte delle restrizioni che poi sono inevitabilmente arrivate.

Invece no. Ci si è cullati sulla debolezza dell’epidemia invece di aggredirla perché era debole. Ci si è illusi che fosse sufficiente accarezzarla con una manciata di tamponi invece di metterla in un angolo facendone il maggior numero possibile.

In quel momento si poteva fare, e non lo abbiamo fatto.

E’ soprattutto per questo che oggi non si può fare più.

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