San Domenico di Cassino, una ghiacciaia che chiamano carcere.

17 Dicembre 2019
Posted in Articoli
17 Dicembre 2019 Alessandro

Della Casa circondariale di Cassino, che come Consigliere regionale ho visitato nei giorni scorsi, la cosa più difficile da dimenticare sarà il freddo. Un freddo pungente e umido che penetra negli infissi, passa per i corridoi e si infila nelle celle, da cui gli ospiti si difendono con maglioni, felpe di pile e cappellini di lana e che nell’isolamento raggiunge l’apice facendosi gelo, al punto da far sembrare incredibile non soltanto che qualcuno possa viverci dentro ventiquattr’ore al giorno, ma anche che qualcun altro possa lavorarci. Un’ora e mezza al mattino e un’ora e mezza al pomeriggio: questi gli orari di accensione dei termosifoni in una struttura che è tutta infiltrazioni e spifferi, e che sembra letteralmente cadere a pezzi. Letteralmente, dico, perché un’ala intera del carcere è sprofondata lo scorso mese di marzo, col conseguente trasferimento ad altri istituti dei detenuti che vi alloggiavano, e da allora è rimasta chiusa in attesa delle decisioni del caso su un eventuale ripristino o sulla definitiva demolizione…

… Continua a leggere su IlRiformista.it

, , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *