QUEL NUMERO NUOVO CHE CI DICE UN SACCO DI COSE

Dal 3 dicembre c’è un numerino in più, tra quelli che ci vengono forniti tutti i giorni dal Ministero della salute: un numerino che abbiamo chiesto a lungo, e che si sono decisi a darci (bontà loro) solo dopo nove mesi di epidemia.

Mi riferisco al numero dei nuovi ingressi in terapia intensiva: attraverso il quale (finalmente) possiamo interpretare un po’ meglio l’altro numero, quello che ormai conosciamo da un pezzo e che ci dà conto del saldo quotidiano dei ricoverati.

Provo a spiegarvi la differenza tra i due dati con un esempio (ho già tentato di farlo mesi fa, accerchiato da una folla di urlanti che sostenevano di aver capito tutto e non avevano capito niente): se ci viene detto che ieri c’erano 100 malati in terapia intensiva e oggi ce ne sono 90 ci verrebbe da pensare che oggi sono stati dimesse (o sono morte) 10 persone. Ma non è detto (per niente) che sia così. Ne potrebbero essere state ricoverate 20 mentre 30 ne sono uscite. Ne potrebbero essere stati ricoverate 50 mentre ne sono uscite 60. Paradossalmente, ne potrebbero essere stati ricoverate 1.000, mentre ne sono uscite 1.010.

Tutte queste ipotesi, perlomeno numericamente, sono compatibili con lo stesso risultato finale: 100 ricoverati in terapia intensiva ieri, 90 oggi. Ma voi capite molto bene che ciascuna di quelle ipotesi ci racconta una situazione generale diversa: perché dire che in un giorno sono state ricoverate dieci persone è una cosa, mentre dire che ne sono state ricoverate mille è tutto un altro paio di maniche.

Ebbene, il 3 dicembre, cioè il primo giorno in cui ci è stato finalmente messo a disposizione questo nuovo numerino, in Italia c’erano 19 ricoverati in terapia intensiva in meno rispetto al giorno prima (3.597 contro 3.616): e dunque, come ormai si usa dire, la curva dei ricoveri era già in una fase decrescente. Ciononostante, lo stesso giorno sono entrate in terapia intensiva 217 persone: questo significa, se l’aritmetica non è un’opinione (e non lo è), che simultaneamente ne sono uscite (per dimissioni o per decesso), 236, cioè 19 in più.

Il che, tradotto in termini semplici, significa più o meno questo: badate, il saldo netto dei ricoverati in terapia intensiva sta diminuendo, ma questo non vuol dire che abbiamo smesso di ricoverare persone in rianimazione. Anzi, solo oggi in tutto il paese ne abbiamo ricoverate più di duecento. Quindi, come dire, calma e gesso, perché l’emergenza è tutt’altro che finita.

Insomma, questo numerino è molto interessante: al punto che potremmo (e lo faremo) seguirne l’andamento giorno dopo giorno, per capire ancora meglio come stanno andando i contagi nel nostro paese (o meglio, come andavano un paio di settimane fa, visto il ritardo con cui le terapie intensive rispondono all’andamento dell’epidemia).

Naturalmente i giorni sono ancora molto pochi per poter disegnare una curva che ci dica qualcosa di sicuro. Però la successione dei numeri possiamo iniziare a guardarla, perché ci fa capire almeno un paio di cose: dal 3 dicembre a oggi la sequenza dei nuovi ingressi in terapia intensiva è stata la seguente: 217, 201, 192, 150, 144.

A voi cosa salta agli occhi? Molto probabilmente il fatto che la sequenza, al momento, è visibilmente decrescente: in ciascuno degli ultimi quattro giorni i nuovi ricoveri in terapia intensiva per Covi19 sono stati inferiori a quelli del giorno precedente. E dunque la sensazione di un calo epidemico viene confermata anche da questo dato, oltre che da quelli di cui ormai ci occupiamo da qualche mese.

Ciò premesso, la prima cosa che ha colpito me quando ho visto quei numeri è un’altra: cioè, molto banalmente, il fatto che negli ultimi cinque giorni siano state ricoverate in rianimazione 904 persone. Non nove, non novanta, ma più di novecento. Cioè quasi mille. Questo significa che perfino in un momento di calo, quando tutti gli indicatori ci dicono che i contagi stanno frenando e qua e là si ricomincia a pensare ai cenoni e alle piste da sci, finiscono in terapia intensiva quasi mille persone in cinque giorni: mille persone, mi duole dirlo, che in buona parte sono destinate a non farcela.

Di questo numerino torneremo a occuparci nei prossimi giorni: e arriverà il momento in cui potremo metterlo sugli assi cartesiani per avere un’idea della stabilità della sua diminuzione.

Ma il fatto che spesso le prime impressioni ci ingannano, e la maggior parte delle volte ci ingannano facendoci sembrare le cose meno gravi di quelle che sono, se possibile lo terrei a mente.

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