CAMPI ROM

La letteratura scientifica ha ampiamente dimostrato che l’idea di nomadismo associata ai rom è ormai superata. Perciò ho presentato, come primo atto della legislatura, una proposta abrogativa della legge regionale 82/1985, che riguarda i campi rom ed è imbevuta proprio di questa logica distorta e anacronistica. L’idea dei rom come “popolo che si sposta” è ormai del tutto inattuale: eppure essa è ancora alla base delle leggi regionali che istituiscono e finanziano i campi, definendoli aree di transito, ma nei fatti attuando una vera e propria politica di segregazione etnica nei confronti di popolazioni ormai quasi del tutto stanziali. Innumerevoli pronunce di organismi internazionali, a partire dalla Commissione Europea nel 2011 e più recentemente dalle stesse Nazioni Unite, hanno ribadito che le politiche nazionali e regionali debbono orientarsi verso strategie di inclusione, anziché continuare a perseguire politiche di segregazione e discriminazione: la stessa Regione Lazio, con la legge 11/2016, si è pronunciata in questa direzione. Non ha più senso, quindi, tenere in vita una legge che si ispira a principi diametralmente opposti a quelli che occorrerebbe adottare: specie in una regione come la nostra, che conta ben 19 insediamenti formali ed informali con circa 4.700 abitanti, ma non ha ancora adottato alcun provvedimento per allinearsi ai nuovi standard e imboccare la strada del superamento dei campi etnici. L’abrogazione della legge 82 del 1985 è una necessità, perché le sue disposizioni si sono progressivamente trasformate, da “norme in favore dei rom”, in una vera e propria trappola, che impedisce l’effettiva integrazione di queste comunità e rappresenta un ostacolo insormontabile alla piena realizzazione dell’inclusione.

RESTA IN CONTATTO