Perché la letalità del Covid19 sta scendendo

Perché la letalità del Covid19 sta scendendo

C’è un dato sull’epidemia del quale non si parla molto, ma che secondo me è utilissimo per capire in che situazione siamo: parlo della letalità totale, che si calcola dividendo il numero complessivo dei decessi dall’inizio della pandemia per il numero complessivo dei casi accertati dall’inizio della pandemia.

L’andamento di questo dato in Italia è rappresentato dal grafico che segue:

Come vedete c’è una prima fase in cui la letalità aumenta fino quasi al 15% (da marzo a giugno del 2020) per poi decrescere fino a un valore compreso tra il 3% e il 4%: questo non significa, ovviamente, che nella prima metà del 2020 muoiono davvero 14 o 15 persone ogni 100 contagiati, ma che durante tutta la parte iniziale della pandemia riescono a testare quasi solo le persone che finiscono in ospedale, mentre tutti gli altri se ne stanno a casa coi sintomi e senza alcuna possibilità di ricevere un tampone: il rapporto tra decessi e positivi, quindi, è altissimo perché il suo denominatore è enormemente sottostimato.

Con il passare del tempo, e con l’aumento della disponibilità dei tamponi, il rapporto si va stabilizzando per un lungo periodo (diciamo fino al mese di agosto di quest’anno) intorno al 3%: ma questo, di nuovo, non significa che quel valore sia quello reale, da un lato perché l’enorme numero di casi non rilevati dei primi mesi continua a mancare dal denominatore (facendo aumentare il tasso di letalità complessivo rispetto a quello reale), dall’altro perché anche in questo periodo, sia pure in misura inferiore a prima, molti positivi continuano a non essere individuati (vuoi perché asintomatici, vuoi perché non riescono a sottoporsi al test, vuoi perché non vogliono farlo).

Da agosto in poi il tasso di letalità totale inizia a diminuire in modo pochino più visibile. Questo si deve principalmente a tre fattori: primo, il fatto che la quantità di positivi della prima fase, pur essendo molto grande, col passare del tempo va percentualmente diminuendo rispetto al totale (e quindi pesa sempre meno sul calcolo del rapporto); secondo, il fatto che aumenta progressivamente la disponibilità dei test, e dunque vengono individuati più positivi rispetto a prima, cosa fa crescere il denominatore del calcolo e ne riduce il risultato; terzo, l’effetto dei vaccini che comincia a farsi sentire, proteggendo dalle conseguenze più severe del virus un numero crescente di persone.

Poi, a un certo punto, succede una cosa. A partire da metà dicembre di quest’anno il tasso di letalità totale inizia letteralmente a precipitare, diminuendo prima di un centesimo ogni due o tre giorni, poi di un centesimo al giorno, poi di due o tre centesimi al giorno, poi sempre più velocemente fino a scendere di mezzo punto percentuale nel giro di due settimane arrivando al di sotto del 2%.

L’accelerazione del calo è più chiara se guardiamo il grafico che riassume l’andamento da inizio ottobre a oggi:

Quali ragioni possono esserci per questo andamento? Di nuovo, tre. Anzi, stavolta quattro. Primo (come prima), il calo percentuale dei positivi non individuati nella prima fase sul totale; secondo (come prima), l’incremento nel numero dei tamponi; terzo (come prima), l’efficacia dei vaccini; quarto, e questa rispetto a prima è una novità, la variante Omicron, la cui minore severità potrebbe già aver iniziato a farsi sentire piegando ulteriormente verso il basso la curva.

Quanto ciascuno di questi fattori pesa su quello che vediamo? Difficile dirlo. Si può ragionevolmente supporre, però, che il brusco andamento verso il basso della curva sia dovuto a una loro combinazione. Dunque sì, facciamo più tamponi, quindi troviamo più positivi di prima, e questo spiega in parte l’andamento in discesa della letalità; il quale, però, è dovuto anche al fatto che coi vaccini le persone sono più protette e probabilmente anche alla minore gravità di Omicron rispetto alle precedenti varianti.

Che succederà nei prossimi giorni? Difficile dire anche questo. Da un lato, infatti, la decrescita della letalità totale potrebbe frenare, quando i decessi legati ai nuovi casi che stiamo scoprendo oggi si materializzeranno (sappiamo ormai molto bene che le morti arrivano con una ventina di giorni di ritardo rispetto ai casi); dall’altro, visto che l’efficacia dei vaccini è ormai fuori discussione (se non da parte di qualche terrapiattista incallito e spesso in malafede), se fosse confermata anche la maggiore “leggerezza” di Omicron la curva potrebbe continuare a scendere con un ritmo sostenuto.

Per questo, secondo me, sarà molto importante continuare a tenerla d’occhio. Vi faccio sapere nei prossimi giorni.

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      3 Commenti

      • Con il passare del tempo, e con l’aumento della disponibilità dei tamponi, il rapporto si va stabilizzando per un lungo periodo (diciamo fino al mese di agosto di quest’anno)
        Forse dell’anno scorso?

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      • Grazie Alessandro, è sempre un piacere leggere i tuoi approfondimenti.

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