Oggi anch’io ho suonato a un citofono.

Oggi anch’io ho suonato a un citofono.
Era il citofono della Rems “Castore” di Subiaco, una delle cinque strutture del Lazio che accolgono gli autori di reato affetti da disturbi mentali e che hanno sostituito i vecchi Ospedali psichiatrici giudiziari.

Sono luoghi in cui viene svolto un lavoro delicatissimo e preziosissimo: curare e riabilitare persone che fino a qualche anno fa erano candidate al cosiddetto “ergastolo bianco”, cioè alla (drammatica) possibilità di restare internate per sempre, a prescindere dalla durata della pena prevista per il reato che avevano commesso.

Oggi ho suonato al citofono della Rems “Castore”, così come un paio di settimane fa ho suonato a quello delle Rems “Merope” e “Minerva” di Palombara Sabina, e come nei prossimi giorni suonerò a quello delle Rems di Pontecorvo e di Ceccano: per visitarle, parlare con chi ci lavora, comprendere le criticità delle strutture e chiedere cosa si possa fare, dal Consiglio regionale del Lazio, per aiutarle a svolgere il loro importantissimo compito.

Oggi anch’io ho suonato a un citofono.
Perché si può citofonare anche per fare delle cose serie, non solo delle buffonate.

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