La manipolazione delle parole e della realtà

14 Giugno 2019
Posted in Interventi
14 Giugno 2019 alessandro

Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usarle“.

Così ebbe a dire Philip K. Dick, uno che di distopia (per usare un termine piuttosto in voga) se ne intendeva.
Ora, si può discutere se i tempi che viviamo siano o non siano il prologo di un futuro “distopico”: ma al di là di questo non si può negare che nel nostro paese un processo massivo di manipolazione delle parole sia in atto già da un pezzo.
Prendete, ad esempio, la questione della cosiddetta “difesa sempre legittima“: con cui, a ben guardare, si mira a giustificare e legalizzare una serie di situazioni che con la “difesa” hanno ben poco a che fare.
Rappresentano una difesa, in italiano, tutti gli atti che si compiono per scampare a un pericolo e garantirsi l’incolumità. Ci si difende, banalmente, da qualcosa che ci viene contro: un tizio che ci vuole picchiare, il freddo, una denuncia, l’influenza.
Sparare a un ladro che sta scappando, con ogni evidenza, non rappresenta una “difesa”, ma il suo esatto contrario: un’offesa. Inquadrata in un contesto senza dubbio particolare, ma pur sempre un’offesa: cioè un atto compiuto non verso qualcosa che ci viene contro e ci mette in pericolo, ma nei confronti di qualcosa (qualcuno) che procede nella direzione diametralmente opposta. Che si allontana, letteralmente, da noi, sia pure dopo averci fatto un danno.
Lo slogan “la difesa è sempre legittima”, dunque, serve paradossalmente a legittimare l’atto ostile che della difesa dovrebbe essere il presupposto: al punto che l’unica difesa legittima, in una situazione del genere, dovrebbe essere considerata quella eventualmente posta in essere dal ladro per difendersi, malgrado il contesto in cui si svolgono i fatti, da uno che gli sta sparando da un balcone.
E’ proprio questa la manipolazione di cui parlava Dick. Quella per cui una parola viene usata per raccontare il suo contrario e che corrisponde, con ogni evidenza, a una deformazione della realtà: quando l’offesa viene chiamata difesa, si inizia automaticamente a offendere.
Forse, come dicevo, questo processo è il prologo di un futuro distopico.
O forse nel futuro distopico ci siamo già dentro.

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