Ecco perché la democrazia rischia di morire

30 Giugno 2019
Posted in Interventi
30 Giugno 2019 alessandro

A quanto pare in questi giorni circola sui social network un fotomontaggio che ritrae i parlamentari saliti sulla Sea Watch mentre si abbuffano di pesce a bordo di un gommone, intorno a un’improbabile tavola imbandita di ogni ben di dio.
Circola, quella foto, e non circola a caso. Viene sponsorizzata, previa accurata profilazione, per apparire sulle bacheche degli utenti politicamente e psicologicamente pronti a crederla vera, a indignarsi per il suo contenuto senza verificarlo e a rilanciarla tra i loro amici, che presumibilmente la pensano in modo analogo.
A gran parte degli altri, cioè di quelli che smaschererebbero la bufala in mezzo minuto o perlomeno si prenderebbero la briga di verificare prima di prenderla per buona, quella foto non apparirà mai. Magari dopo qualche giorno (come nel caso di cui parliamo), la notizia della fake news verrà fuori. Qualcuno, come sto facendo io, ne scriverà. Qualcun altro la denuncerà su Facebook, condividendola coi suoi amici.
Ma, appunto, i suoi. Non quelli che pochi giorni prima l’hanno creduta vera, la cui stragrande maggioranza non verrà neppure raggiunta dalla rettifica.
Il danno sarà stato compiuto, per sempre. Così come per sempre quelle persone saranno convinte che Magi, Orfini, Fratoianni e Delrio siano saliti su quella nave per ingozzarsi di aragosta, tartàre di spigola e scampi crudi.
Ovviamente non si tratta di un caso isolato né di un’eccezione, ma della regola: oggi c’è chi sui social comunica solo così.
Attraverso algoritmi sempre più raffinati, a ciascun gruppo omogeneo di persone viene mandato il messaggio più vicino possibile a quello che vuole sentire. A quel gruppo e solo a quel gruppo: mentre gli altri non lo vedranno mai.
Si tratta di uno scenario che pochi anni fa neppure gli scrittori di fantascienza distopica avrebbero immaginato: non solo programmi elettorali diversi e differenziati a seconda del pubblico che li legge, ma soprattutto notizie completamente false fatte circolare ad arte, e in larga misura visibili solo a chi si decide che debba vederle.
E’ l’uovo di Colombo. Selezionare diversi gruppi di persone in modo sempre più accurato e raccontare a ciascun gruppo una storia diversa: quella perfetta per fare in modo che i componenti di quel gruppo votino te e detestino i tuoi avversari.
Pensateci. Man mano che questo processo si andrà perfezionando lo stesso partito potrà essere, a seconda di quelli a cui si rivolge, quello che chiude i porti ma anche quello che vuole aprirli, quello che aumenterà le tasse ma anche quello che le abbasserà, quello favorevole alla legalizzazione delle droghe ma anche quello che vuole continuare a vietarle. Tutto e il contrario di tutto, insomma, confezionato su misura per ciascun target di riferimento e pressoché invisibile al resto del mondo.
Qualcosa, naturalmente, verrà fuori. Qualcuno recupererà gli screenshot che documentano quelle contraddizioni, li pubblicherà, li farà circolare per svelare l’inganno: ma sarà come cercare di svuotare il mare con un secchiello.
A questo punto, come diceva non ricordo chi, la domanda sorge spontanea: qual è l’impatto di questa situazione sulla democrazia? O, per meglio dire: ha ancora senso parlare di una democrazia effettiva quando, lavorando sui grandi numeri, è possibile non soltanto indirizzare e deformare qualsiasi informazione, ma creare dal nulla e far diventare vere notizie infondate e false, all’insaputa del resto del mondo o quasi? La mia risposta, ve lo confesso, è molto vicina al no.
Però sei un po’ troppo ansioso, eccepirà qualcuno.
Eppure.
Eppure chissà quante persone, a far data dall’altroieri, resteranno convinte che il banchetto di Magi, Orfini, Delrio e Fratoianni a bordo della Sea Watch sia avvenuto davvero. Per sempre.
Spiegatemi come raggiungerle, raccontare loro la verità, convincerle del contrario. Spiegatemi come fare lo stesso per le decine, centinaia, migliaia di bufale che stanno circolando proprio in questo momento, delle quali non sapete, non sappiamo nulla.
Spiegatemelo, e vedrete che l’ansia mi passa.
Sono tutto orecchi.

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Comments (25)

  1. Non so se, indipendetemente dal circolare mirato di fakenews di ogni tipo, si possa ancora parlare di democrazia, nel nostro paese. Ricordo che Giovanni Sartori, in suo libro (mi sfugge il titolo), scriveva che la democrazia non è andare a votare, a votare ci si va semplicemente per scegliere i capi, democrazia è avere asili nido per permettere alle donne di lavorare, una sanità veloce ed efficace, bassa evasione fiscale per servizi migliori e per tutti. Insomma, democrazia è un paese che funzioni e che consenta alle persone di emanciparsi. Oggi mi pare che siamo lontanissimi da tutto ciò, se mai in passato ci siamo stati vicini.

  2. Alessandro Arcuri

    “oggi c’è chi sui social comunica solo così.”
    Sì, è la destra. Giusto per amor di precisione.

    • Mauro Suttora

      No, anche una certa estrema sinistra complottista che si sta saldando con i sovranisti (in Francia Melenchon e gilet gialli)

  3. francesco incardona

    La smentita può avvenire, o attraverso gli stessi social immettendola con gli stessi algoritmi e raggiungendo le stesse persone, o attraverso media più ad “ampio spettro”, come la tv, per raggiungere più persone. Inoltre, si dovrebbe riuscire a risalire a chi ha diffuso il fake, e denunciarlo per diffamazione a mezzo social( e circonvenzione di incapaci!).

  4. S. Negri

    La soluzione è vietare la politica sui social e tornare alla carta stampata con articoli firmati. La società ne ha troppo bisogno viviamo su montagne di falsità!!!!! Che vi si ritorno contro , caddero in un baratro di questo passo !!!!!

  5. Giovanni Cornacchia

    Mi corre un brivido lungo la schiena. Siamo oggetto di una sperimentazione di psicologia sociale dove la manipolazione delle coscienze è divenuto lo strumento principe per l’ affermazione del potere. Bannon non vi dice nulla? La destra fascistoide umilia così la democrazia e salvini ne è un protagonista. La salvezza è l’ Europa capace di rinnovarsi e l’Italia che manda a casa questa destra dell’ odio. M5s cosa avete fatto !?

  6. Spero che le prossime generazioni saranno più intelligenti delle nostre. Dovranno essere rivoluzionarie per forza di cose altrimenti, visto il trend, soccomberanno.

  7. Vittorio

    La rete che, agli inizi, sembrava fornire nuove possibilità di libertà comunicativa è stata trasformata in uno strumento di controllo.

  8. Monica Il Grande

    Tutti noi abbiamo “amici” sui social, che nemmeno ricordiamo quando, dove e se li abbiamo incontrati. Credo che la sola strada sia tenerceli e trovare il modo di comunicare con loro quando inevitabilmente ci paia che credano a cose incredibili e postino cose allucinanti. Poi, ci saranno strade formali o fantastiche. Questa è la sola umana che conosco…

  9. Pippo

    Come sempre (sempre) Pannella aveva visto lungo e giusto. L’affermazione del Diritto Umano alla Conoscenza. Forse non aveva neanche la minima idea di cosa fossero gli algoritmi settari dei social. Ma aveva capito che le cose procedevano in tal senso. Cosa fare? Booohh. Forse cambiare strumento. Sicuramente generalista. Che però arrivi a schieramenti opposti, quelli che non conoscono neanche la reciproca esistenza. In parte può essere ancora la vecchia televisione? Ma con quali giornalisti? Ne esiste uno (1) che sarebbe (per esempio) disposto a dire in faccia a Salvini, al di là dell’opinione politica, che è una cazzata promettere di espellere 500.000 migranti? No. Non esiste.

  10. Mauro Suttora

    Hai ragione. C’è la libanizzazione dell’informazione.
    Io su Sea Watch e sull’immigrazione non condivido le idee di +Europa, ma vedo che è impossibile discutere con i tifosi delle opposte fazioni.

    Tuttavia non drammatizzerei. Per 70 anni i comunisti sono vissuti nella loro bolla immaginaria giustificando tutto, da Stalin all’invasione della Cecoslovacchia.
    Ma alla fine c’è sempre un reality check.
    Come su tav e ilva

  11. Valerio

    È vero, è un fenomeno preoccupante e non credo che esista una soluzione a breve termine. Comincia a esserci anche un po’ di letteratura scientifica sull’argomento che dimostra come i tentativi di rompere questi meccanismi, agendo direttamente attraverso il debunking sulle vittime della disinformazione o delle notizie falsate ad arte, spesso non funzionino e anzi, possano anche contribuire ad aggravare i bias. Chi casca in questo tipo di disinformazione studiata a tavolino ormai è irrecuperabile, per loro non c’è molto da fare e in Italia sono sempre di più. L’unica soluzione è intervenire a monte, su chi non ha ancora pregiudizi radicati e si sta formando un’opinione e, cosa ancora più importante, lavorare con i bambini, nelle scuole e nelle famiglie, per aiutarli a costruirsi uno spirito critico, dotandoli degli strumenti per difendersi dalle bufale e dalla manipolazione dell’informazione. Ma è un intervento lento e che dà i suoi frutti a lungo termine.

    • Valerio

      Per completezza, segnalo questo lavoro di Walter Quattrociocchi sugli effetti del debunking in un sistema – quello dei social network – che favorisce la polarizzazione e la divisione in echo chambers estremamente chiuse:

      https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0181821

      La smentita spesso è inutile se viene fatta per raggiungere le persone di cui parlavo nel precedente commento. Di qui, la necessità di formarsi uno spirito critico a monte, per evitare di rimanere incastrati in questi ingranaggi.

      È solo una delle ricerche del team, che ha prodotto diversi altri studi.

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