Cosa è mancato (e cosa manca) a +Europa

In estrema sintesi, penso che a +Europa siano mancate -e a tutt’oggi continuino a mancare- due cose molto più importanti dello zeronove che le avrebbe consentito di arrivare al quattro per cento.

1. Il dibattito.
È la pratica quotidiana e non formale del confronto tra idee diverse e la sintesi di quelle idee in proposte e obiettivi a fare la differenza tra un movimento politico e una mera lista elettorale: tantopiú che dalle nostre parti di idee diverse ce ne sono, e neanche poche.

Si tratta di scegliere se trasformare quelle differenze in un punto di forza, facendo in modo che il partito sia prima di tutto una sede di dibattito politico, o lasciare che senza un luogo di sintesi diventino elementi di divisione e di debolezza.

Fino a oggi +Europa è stato tutto fuorché questo: ed è una mancanza che non può più essere sacrificata in nome di altre -supposte- urgenze.

2. L’iniziativa politica.
Senza un’esplicita e convinta vocazione all’iniziativa politica qualsiasi movimento finisce inevitabilmente per vivere soltanto in funzione delle scadenze elettorali, cosa che lo riduce -di nuovo- a una lista: e in questo modo rinuncia a utilizzare le elezioni come ulteriori occasioni di azione e di mobilitazione, relegandole al ruolo di mera “conta”. Mi verrebbe da dire, usando un’espressione triviale ma efficace, che in mancanza di iniziativa politica l’unica dimensione di confronto rimane la gara a chi “ce l’ha più lungo”: se non fosse che questo è il modo perfetto per avercelo, per restare nella metafora, sempre più corto. Tutti.

Senza dibattito e senza iniziativa politica tutto ciò che rimane, tutto ciò che materialmente può rimanere, sono le posizioni: la lotta politica si riduce a una perenne, endemica battaglia elettorale, e la battaglia elettorale si riduce a sua volta a una guerra di posizione che non è in grado di spostare l’inerzia delle forze in campo, ma si limita a misurarle.

Adesso si tratta di scegliere: o si decide che gli obiettivi di +Europa debbano essere molto più ambiziosi di una serie infinita di conte e molto più politici di un ventaglio di posizioni, nel qual caso si può (tentare di) giocare un ruolo potenzialmente in grado di incidere nell’agenda del paese; oppure ci si rassegna al gioco dei posizionamenti e dell’occupazione degli spazi, che tuttavia rimane un’operazione bidimensionale, a cui manca del tutto la profondità rappresentata, appunto, dalla dimensione politica.

Tutto questo, naturalmente, implica la necessità di una leadership disponibile a incarnarlo: ma non bisogna neppure illudersi che questa condizione, obiettivamente necessaria, sia al tempo stesso sufficiente.

Penso ancora che lo spazio e l’opportunità di riguadagnare -meglio: di guadagnare- una dimensione politica compiuta ci siano: o si decide, tutti, di praticarli, oppure finiremo sempre per contare lo zeronove che ci manca.
Operazione che, di per sé, mi interessa molto poco.

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