Coronavirus for dummies /bonus track riapertura

30 Maggio 2020
Posted in Articoli
30 Maggio 2020 alessandro

Dal 3 giugno, a quanto pare, saranno consentiti gli spostamenti tra regione e regione: vediamo alcuni grafici e ragioniamoci insieme, per capire se (e quanto) il provvedimento sia ragionevole.

Il primo grafico mette a confronto la percentuale dei nuovi positivi scoperti sui tamponi effettuati, regione per regione, il 30 maggio 2020. I valori sono espressi in media mobile a 7 giorni per neutralizzare le inevitabili fluttuazioni giornaliere:

Come vedete, la regione che ha la percentuale più alta di nuovi positivi sui tamponi che effettua è ancora, per distacco, la Lombardia: quasi due positivi e mezzo ogni 100 tamponi, mentre la media del paese è dello 0,8% (un terzo di quella della Lombardia) e la percentuale di nuovi positivi sui tamponi della seconda regione italiana per abitanti, il Lazio, è dello 0,5% (quasi un quinto di quella della Lombardia).

La situazione diventa ancora più preoccupante se consideriamo che i tamponi effettuati non corrispondono al numero delle persone testate, ma sono di meno: il motivo è che alcune persone devono fare il tampone due, tre o anche più volte, e quindi un certo numero di tamponi sono sostanzialmente dei “doppioni”.  Se analizziamo la percentuale dei nuovi positivi scoperti il 30 maggio 2020 non più sui  tamponi effettuati, ma sulle persone testate (sempre in media mobile a 7 giorni), la situazione diventa questa:

Come vedete, per la Lombardia e la Liguria la percentuale arriva quasi al 4%, contro una media nazionale inferiore all’1,5%: segno che la diffusione del contagio in quelle regioni è ancora più marcata rispetto al resto del paese se la si valuta con il parametro (evidentemente più accurato) dei soggetti testati anziché con quello (meno puntuale) dei tamponi eseguiti. Del resto la Lombardia e la Liguria sono tra le ultime regioni in quanto a percentuale dei singoli soggetti testati (meno del 60%) sul totale dei tamponi effettuati, come si vede dal grafico che segue:

Questo dato, apparentemente secondario, a me pare invece tutt’altro che trascurabile: perché ci dice che Lombardia e Liguria hanno testato percentualmente meno rispetto alle altre regioni, il che lascia presumere che vi sia una fascia di contagio “sconosciuto” (e proprio per questo particolarmente insidioso) più ampia che altrove.

Ovviamente la percentuale dei positivi sui tamponi (o sui soggetti testati) non dice tutto sulla dimensione del contagio. Per averne un’idea più chiara converrà considerare un altro rapporto: quello tra attuali positivi e abitanti, che aggiunge alla percentuale precedente un elemento “dimensionale” in più:

In questo caso la differenza tra la Lombardia (più di 2 attuali positivi ogni mille abitanti) rispetto non soltanto alla media del paese (meno di un attuale positivo ogni mille abitanti), ma anche rispetto a tutte la altre regioni (la seconda in “graduatoria” è il Piemonte, con una percentuale pari al 50% di quella lombarda), è davvero vistosa.

In estrema sintesi, e per concludere, a me pare che in Lombardia siano particolarmente pronunciati entrambi i profili di rischio più preoccupanti: sia quello relativo al “trend” dell’epidemia, rappresentato dalla percentuale di soggetti positivi che vengono scoperti nei nuovi tamponi fatti, sia quello che riguarda la “dimensione” del contagio, rappresentato dalla percentuale della popolazione attualmente positiva. Ma non si tratta di un caso del tutto isolato: a me sembra che profili di rischio analoghi, sia pure idi entità inferiore o in modo non “simultaneo”, continuino a esistere anche in altre regioni. Cosa che a mio parere rende il quadro d’insieme ancora meno rassicurante.

Sono considerazioni che non riguardano il passato, per quanto prossimo, ma il presente (i dati su cui stiamo ragionando sono quelli di oggi, sia pure “stabilizzati” attraverso la media mobile): e quindi, proiettati sul futuro immediato (il completamento della riapertura e la possibilità di spostarsi liberamente per tutto il paese), non possono che preoccupare.

Un’ultima considerazione. Ieri La Repubblica ha pubblicato la tabella degli “Rt” (cioè degli indici di contagiosità) relativi alle singole regioni, sulla base dei quali (sempre a detta di Repubblica) il comitato tecnico-scientifico avrebbe dato il “via libera” alla possibilità di spostarsi da regione a regione. Eccovela:

Alla luce dei numeri che abbiamo appena visto insieme, gran parte dei dati contenuti in questa tabella sono difficilmente comprensibili: a meno che non si tratti di dati non attuali (o relativi a periodi di tempo così limitati da essere davvero poco significativi, e perciò sostanzialmente inutili), oppure che esistano, da qualche parte, informazioni del tutto sconosciute tali da mettere radicalmente in discussione tutto quello che crediamo di sapere (cosa della quale mi permetto di dubitare).

Se così non fosse (e credo proprio che così non sia), la sensazione è che i dati di quella tabella abbiano ben poco a che vedere con l’attuale situazione dell’epidemia nelle diverse regioni.

Se davvero le decisioni sono state prese in base ai dati che contiene, forse varrebbe la pena di fare un piccolo supplemento di riflessione.

RESTA IN CONTATTO

, , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *