Coi morti in mezzo alla strada

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Nel grafico che vedete qua sotto sono rappresentati i nuovi casi relativi agli anni (non solari) che vanno dal 1° luglio 2019 al 30 giugno 2020 (curva blu), dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2021 (curva rossa), dal 1° luglio 2021 a oggi (curva verde).

Com’è agevole rilevare, il numero dei nuovi casi che stiamo misurando è imparagonabile non soltanto con quelli del 2019/2020 (cosa scontata, visto che durante la prima ondata riuscivamo a testare soltanto chi finiva in ospedale), ma anche (e soprattutto) con quelli del 2020/2021.

Qualcuno ritiene che questa differenza dipenda esclusivamente dal maggior numero di tamponi che vengono effettuati oggi rispetto allo scorso anno. Ma si tratta di un’ipotesi poco convincente, visto che il numero dei nuovi casi che stiamo rilevando è pari a quasi dieci volte quello di gennaio del 2021, mentre il numero di test effettuati è pari a sole 7 volte quelli dell’anno scorso se consideriamo anche gli antigenici (che di questi tempi ancora non c’erano e che almeno in parte rispondono a esigenze diverse) e addirittura a una volta e mezza se teniamo conto solo dei molecolari, mentre i soggetti testati sono più o meno il doppio (ma prenderei questo dato con le pinze, perché ho la sensazione che le regioni non lo stiano computando in modo del tutto omogeneo).

A fronte di questa differenza (in più) dei nuovi casi, che al di là di ogni ragionevole dubbio è una differenza “reale” e non determinata solo dal numero dei test, il confronto tra i ricoveri in ospedale ci dice che siamo ancora a un livello inferiore rispetto a gennaio del 2022, e soprattutto che per il momento la velocità con cui i ricoveri stanno crescendo è più contenuta rispetto a quella con cui crescevano nella fase peggiore della seconda ondata (si vede a occhio, basta confrontare la pendenza della curva verde con quella della curva rossa fino a metà novembre del 2020):

Sappiamo bene che il numero dei ricoveri è destinato ad aumentare, e che probabilmente le due curve finiranno per incrociarsi di qui a una decina di giorni: ma sta di fatto che ci troviamo ancora a meno della metà del picco massimo raggiunto l’inverno scorso, cosa di cui non si può non tenere conto.

Un ragionamento del tutto analogo si può fare per i ricoveri in terapia intensiva, che al momento rimangono ben al di sotto della metà rispetto al picco massimo di novembre 2020 e crescono, al momento, a una velocità decisamente inferiore rispetto a quella con cui crescevano nel periodo peggiore dello scorso inverno:

Per i decessi vale lo stesso. Anzi, la differenza con l’ondata dell’inverno scorso sembra ancora più evidente:

Cosa si desume da questi grafici? Anzitutto, che questo inverno l’epidemia sta correndo di più rispetto all’inverno scorso (e no, non è un effetto ottico determinato dal fatto che facciamo più tamponi); in secondo luogo, cosa più importante, che le conseguenze più drammatiche dell’epidemia stanno correndo meno rispetto all’anno scorso.

Questo può dipendere soltanto dal fatto che siamo in presenza di una variante più contagiosa ma meno letale? Non direi: perché ricoveri e decessi sono più bassi rispetto a quelli della stagione passata già da ottobre, quando la Omicron ancora non esisteva (o perlomeno non si era ancora diffusa).

L’unica spiegazione possibile è sempre la stessa e non mi pare inutile ripeterla: i vaccini funzionano. Se così non fosse, con questi livelli di diffusione del contagio ci troveremmo coi morti in mezzo alla strada e gli ospedali al collasso definitivo: e quindi bisogna ringraziare i tanti italiani che, vaccinandosi, hanno contribuito (ciascuno per la sua piccola parte) a questo risultato.

Degli altri non dico, perché i numeri parlano chiaro.

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