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Alessandro Capriccioli

il mio blog

Approvata la mia mozione sul carcere Mammagialla

Stamattina il Consiglio regionale del Lazio ha approvato una mozione a mia prima firma che impegna il Presidente a intervenire presso il ministero della Giustizia affinché tenga nella massima considerazione i rilievi emersi nel rapporto del Cpt riguardanti la situazione del carcere di Viterbo, e affinché si attivi attraverso l’amministrazione penitenziaria per tutelare i diritti delle persone detenute al Mammagialla e dei tanti agenti di polizia penitenziaria che ci lavorano. L’errore imperdonabile, a questo punto, sarebbe spegnere i riflettori su questa vicenda una volta scomparsa la notizia dalle pagine di cronaca dei quotidiani.
La notizia, uscita pochi giorni fa, dei 10 rinvii a giudizio per il caso di Giuseppe De Felice, che ha denunciato di aver subito percosse da una ‘squadretta’ di agenti a volto coperto, e la citata relazione del Ctp, che parla di violenze sistematiche e deliberate ai danni dei detenuti, sono elementi che confermano quanto da circa un anno e mezzo, dopo numerose visite e colloqui con gli ospiti del Mammagialla, provo a portare alla luce.
Le criticità in quell’istituto carcerario sono ormai note non solo in Italia, ma in tutta Europa, e non è possibile rimandare ancora i necessari approfondimenti e gli interventi che ne conseguono: il ministro Bonafede ha il dovere di agire per ristabilire un clima vivibile all’interno di un istituto difficile e pieno di zone d’ombra.
La mozione approvata oggi in consiglio regionale è un altro passo avanti per i diritti dei detenuti del Mammagialla, ma anche dei tanti agenti di polizia penitenziaria che vi lavorano con dedizione e impegno.

Una giornata dedicata alle Rems

Una giornata dedicata alle Rems, le strutture sanitarie che dal 2015 hanno sostituito gli Ospedali psichiatrici giudiziari.
Stamattina sono stato in visita alla struttura femminile di Pontecorvo, e nel pomeriggio ho visitato quella maschile di Ceccano.
È stata l’occasione di parlare con i medici, con i tecnici della riabilitazione e con gli altri operatori, che mi hanno raccontato gli obiettivi, i risultati e le criticità del loro importantissimo lavoro, ma anche per scambiare due chiacchiere con gli ospiti e ascoltare le loro voci.
Dopo aver già visitato Palombara Sabina e Subiaco, oggi ho completato le visite di tutte le Rems del Lazio: tra qualche giorno, appena avrò finito di mettere insieme i dati raccolti in queste due settimane, ve le racconterò in modo più dettagliato.

La proposta di legge Ventotene luogo della memoria. Le audizioni

Ventotene luogo della memoria: questa è la mia proposta di legge su cui la Commissione affari europei, che presiedo, ha ascoltato in audizione il sindaco dell’isola e i movimenti federalisti europei.
Ventotene rappresenta non soltanto un patrimonio storico che riguarda al passato, ma soprattutto un patrimonio politico, di visione e di lotta, che guarda al futuro.

Oggi anch’io ho suonato a un citofono.

Oggi anch’io ho suonato a un citofono.
Era il citofono della Rems “Castore” di Subiaco, una delle cinque strutture del Lazio che accolgono gli autori di reato affetti da disturbi mentali e che hanno sostituito i vecchi Ospedali psichiatrici giudiziari.
Sono luoghi in cui viene svolto un lavoro delicatissimo e preziosissimo: curare e riabilitare persone che fino a qualche anno fa erano candidate al cosiddetto “ergastolo bianco”, cioè alla (drammatica) possibilità di restare internate per sempre, a prescindere dalla durata della pena prevista per il reato che avevano commesso.
Oggi ho suonato al citofono della Rems “Castore”, così come un paio di settimane fa ho suonato a quello delle Rems “Merope” e “Minerva” di Palombara Sabina, e come nei prossimi giorni suonerò a quello delle Rems di Pontecorvo e di Ceccano: per visitarle, parlare con chi ci lavora, comprendere le criticità delle strutture e chiedere cosa si possa fare, dal Consiglio regionale del Lazio, per aiutarle a svolgere il loro importantissimo compito.
Oggi anch’io ho suonato a un citofono.
Perché si può citofonare anche per fare delle cose serie, non solo delle buffonate.

Fare piena luce sulle ombre del carcere Mammagialla

La richiesta di rinvio a giudizio di dieci agenti della polizia penitenziaria di Viterbo in relazione al pestaggio denunciato dal detenuto De Felice non è, né dev’essere presentata a livello mediatico, come un’attestazione di colpevolezza. Tuttavia, è assolutamente necessario fare piena luce su una delle tante ombre che negli ultimi anni si sono addensate sul Mammagialla.
All’indomani della denuncia di essere stato picchiato da numerosi agenti a volto coperto e armati di mazze, rese pubbliche da De Felice attraverso la moglie, mi recai immediatamente al carcere di Viterbo per parlare direttamente col detenuto, il quale mi confermò integralmente la sua versione dei fatti malgrado la presenza di alcuni agenti che assistevano al nostro colloquio. Da allora -parliamo di dicembre del 2018-, altri drammatici fatti di cronaca sono accaduti al Mammagialla, del quale ho potuto riscontrare attraverso svariate visite ispettive numerose problematiche e criticità: problematiche e criticità che ho più volte chiesto di poter esporre al ministro Bonafede e al sottosegretario Ferraresi, senza tuttavia ricevere alcun riscontro. L’auspicio, ferma restando la presunzione di innocenza che deve valere per chiunque, è che adesso sul caso De Felice venga fatta piena luce: e che questa sia l’occasione per occuparsi complessivamente, e seriamente, di un luogo che meriterebbe la massima attenzione da parte delle istituzioni.

Una giornata piena di cose

Una giornata piena di cose.
Stamattina, in 1ª Commissione, l’approvazione della proposta di legge a prima firma mia e del collega Devid Porrello che riforma gli istituti di partecipazione popolare del Lazio, consegnando ai cittadini strumenti più efficaci per incidere nella vita politica della nostra regione, che ci auguriamo venga presto calendarizzata in aula.
Nel pomeriggio visita ispettiva alla Casa circondariale di Regina Coeli, nell’ambito dell’attività negli istituti penitenziari che porto avanti fin dall’inizio della legislatura.
In una giornata, due facce diverse del mio lavoro di consigliere regionale.
Dall’aula al carcere: due posti apparentemente lontani, ma uniti dal denominatore comune dei diritti.

Bonafede, basta rinvii su giustizia e carcere. Un articolo su Il Riformista

Colpiscono, ma purtroppo non sorprendono le osservazioni e raccomandazioni del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, che alcuni giorni fa ha denunciato in una relazione le criticità del sistema di detenzione italiano. Un documento che conferma i problemi tante volte sollevati da chi le carceri le visita in modo abituale, per verificare le condizioni in cui vivono gli ospiti e in cui lavora la polizia penitenziaria: da quelli cronici, come il sovraffollamento e l’alta presenza di detenuti in attesa di giudizio, a quelli comuni a tanti istituti, quali il numero insufficiente di agenti ed educatori impegnati nelle strutture, edifici fatiscenti, episodi di maltrattamento. Criticità persistenti sulle quali i riflettori si accendono solo quando l’Italia è bacchettata dagli organismi europei o internazionali o quando i casi di violenza e illegalità che si verificano tra le mura dei penitenziari raggiungono le pagine di cronaca.

Continua su IlRiformista.it

Una rassegna stampa degli articoli che hanno citato il mio lavoro sul carcere

Una piccola rassegna stampa degli articoli che, dopo il rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, hanno citato il lavoro che ho portato avanti sulle carceri, e in particolare sul Mammagialla di Viterbo.

https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2020/01/21/news/il_monito_del_consiglio_d_europa_all_italia_rivedere_41_bis_a_viterbo_e_biella_violenze_sui_detenuti-246314998/?fbclid=IwAR2Vu938gg8DNIvvE21T-ORkGH1xnlOhSqS8stQt9tOCz1zFPt-7N26OK_8

https://www.ilriformista.it/rapporto-cpt-sul-mammagialla-di-viterbo-e-inquietante-bonafede-intervenga-37789/?refresh_ce&fbclid=IwAR1PtI2iWTZOg1j5aQZO4D1c2eN0fLLSOFnQmpCl-qt8EMP1TriCBgBh920

https://roma.fanpage.it/comitato-prevenzione-della-tortura-al-carcere-di-viterbo-pestaggi-e-insulti-razzisti-ai-detenuti/?fbclid=IwAR0VJgUQN6x_9Cfkr-1l_1EMCjtXrg5Wbp5irq_xV9VJPmvd913JPW49ZZU

https://www.tpi.it/cronaca/carcere-viterbo-maltrattamenti-detenuti-conferma-consiglio-deuropa-20200122532344/?fbclid=IwAR13eKt3yvlhWwS_0QD6DK9mpazkl6qQTN_Ljqic7hMB_fbVq3RI5QFcU5Y

http://www.tusciaweb.eu/2020/01/capriccioli-eu-inquietante-il-rapporto-su-mammagialla-intervenga-il-ministro-bonafede/?fbclid=IwAR3ee2ekwJr3-n0aSSSF_hOFTUG7zc83a1v5U6aW770nJuMlPHD59TYhR7U

https://left.it/2020/01/21/sovraffollamento-abusi-e-diritti-violati-le-carceri-diventano-luoghi-di-tortura/?fbclid=IwAR3Xp3-_oU12dvusgsesdBu8Mc9ti3zDcb9iORu1P8wsLc6TiRlfMEaVMB0

 

Le visite ispettive della casa circondariale di Rieti e delle Rems di Palombara Sabina

Sono giornate intense, faticose e belle.
Stamattina sono stato in visita ispettiva alla Casa circondariale di Rieti, prima tappa di un lavoro con un taglio particolare a cui tengo molto e del quale vi parlerò prestissimo.
Nel pomeriggio, sulla strada del ritorno a Roma, mi sono fermato a Palombara Sabina, in si trovano due delle cinque Rems del Lazio. Le Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) sono le strutture che hanno sostituito gli Opg (ospedali psichiatrici giudiziari), introducendo un approccio prettamente medico-sanitario al posto della natura carceraria dell’impostazione precedente. Si tratta di luoghi di frontiera, nei quali si affrontano situazioni difficilissime e in cui si deve puntare sulla cura e non sulla punizione, con l’obiettivo di difendere la dignità delle persone e porre fine ai cosiddetti “ergastoli bianchi”, riservati ai reclusi che, dopo aver scontato la pena, non vengono liberati perché considerati pericolosi.
Sono giornate intense e faticose, ma belle.
Perché dedicate a persone dei cui diritti si occupano in pochissimi: senza considerare che si tratta, neanche troppo in fondo, dei diritti di ciascuno di noi.

Il rapporto del Cpt sul carcere Mammagialla di Viterbo è una drammatica conferma

Quello che scrive il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa a proposito del carcere Mammagialla di Viterbo, parlando di maltrattamenti, pugni e altre punizioni corporali, è inquietante, ma per me si tratta solo di una drammatica conferma.
Durante tutto l’anno passato mi sono occupato delle problematiche di quell’istituto, visitandolo più volte: le percosse, i casi di violenza, i soprusi, l’esistenza di una ‘squadretta punitiva’ mi sono stati raccontati da diversi detenuti ed ex detenuti, in diversi momenti e contesti. Ho cercato di portare fuori dal carcere questi racconti, chiedendo che se ne accertasse la veridicità e che se ne chiarissero i contorni, e tre mesi fa ho chiesto formalmente al Ministro Bonafede un incontro in cui poter riferire quanto avevo visto e ascoltato, senza tuttavia ricevere alcuna risposta. Dopo il rapporto del Cpt l’esigenza di fare piena luce su quanto accade al Mammagialla è divenuta ormai improcrastinabile: a tutela dei diritti delle persone che vi sono detenute ma anche dei tantissimi agenti di polizia penitenziaria che operano in modo corretto, che da una situazione di silenzio e opacità non possono che essere danneggiati.