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Alessandro Capriccioli

il mio blog

La Regione Lazio approva le linee guida per i Peba

Nei giorni scorsi la Giunta regionale del Lazio ha approvato le linee guida per i Comuni per la redazione dei Peba (Piani di eliminazione delle barriere architettoniche). Con questo strumento, al quale la collega Marta Leonori e io abbiamo lavorato già dal 2018 con un emendamento al collegato sottoscritto da molti consiglieri e approvato all’unanimità, e che è stato elaborato anche grazie alla preziosa collaborazione dell’Associazione Luca Coscioni, sarà possibile progettare, pianificare e monitorare gli interventi finalizzati al raggiungimento di una soglia ottimale di fruibilità degli edifici per tutti i cittadini.
A fianco delle linee guida, nel bilancio sono previsti 100mila euro all’anno per il prossimo triennio, per supportare i comuni che intendono realizzare questi piani. Con questo atto, che passerà ora in Commissione, prosegue il lavoro di eliminazione delle barriere architettoniche che la Regione Lazio sta conducendo in tutti i settori, dai lavori pubblici ai trasporti alla cultura.

Occuparsi di carcere è occuparsi di ciascuno di noi

Oggi, proseguendo l’attività ispettiva che come Consigliere regionale porto avanti fin dall’inizio della legislatura, ho fatto due visite nelle carceri del Lazio insieme al deputato di Radicali Italiani +Europa Riccardo Magi.
Dopo aver passato la mattinata alla Casa circondariale di Rebibbia, nel pomeriggio siamo stati al carcere Mammagialla di Viterbo, che ho visitato più volte e in cui la situazione è ancora critica da molti punti di vista: sovraffollamento, personale della polizia penitenziaria in forte sottonumero, ma soprattutto enormi difficoltà da parte dei detenuti nell’essere ascoltati e supportati nelle loro esigenze -a partire da quelle di ordine sanitario- e racconti di una vita carceraria difficile, problematica, dura, della quale non ci si spiega né il senso né lo scopo.
Le carceri dovrebbero essere luoghi in cui fornire a chi ha commesso dei reati nuove prospettive e occasioni concrete di riscatto.
Se così non è, se queste finalità non vengono realizzate, esse si trasformano inevitabilmente in non-luoghi, nei quali la vita delle persone è destinata a precipitare sempre più in basso: fabbriche implacabili di nuove sofferenze, di nuovi errori e di nuovi reati.
Il mio impegno, che ritengo una delle priorità del mio lavoro nelle istituzioni, è quello di fare tutto ciò che posso affinché situazioni difficili come quella del Mammagialla vengano affrontate e risolte.
Ne va dello stato di diritto, e perciò della vita di ciascuno di noi.

La mia visita al carcere di Casal del Marmo

Stamattina sono stato in visita all’istituto penale minorile di Casal del Marmo insieme alla collega Marta Bonafoni e a Simone Sapienza.
Casal del Marmo è un carcere un po’ speciale, perché ospita i minorenni dai 14 anni in su e i giovani adulti fino ai 25 anni. Un luogo in cui, vista l’età dei detenuti, la rieducazione, la formazione e l’inclusione sociale sono ancora più importanti. Proprio per questo, malgrado il clima positivo e la dedizione degli operatori, spiace aver rilevato criticità che purtroppo sono comuni alle altre carceri della regione: in particolare il sottonumero del personale di polizia penitenziaria, che riduce inevitabilmente le attività degli ospiti, e la burocrazia dell’amministrazione penitenziaria, che causa ritardi nella ristrutturazione degli edifici e nell’acquisizione delle infrastrutture necessarie, tra cui il nuovo centralino che consentirebbe ai ragazzi di telefonare più frequentemente alle famiglie.
Il nostro auspicio è che questi problemi vengano risolti appena possibile, e che le carceri, specie quelle minorili, vengano viste sempre più come presidi di inclusione in cui investire per offrire strumenti di crescita alle persone, e non come luoghi di emarginazione che non possono portare alcun risultato positivo.

Signor Presidente, presentazione alla Camera dell’iniziativa di Radicali Italiani

Oggi, alla Camera dei Deputati, abbiamo raccontato alla stampa l’iniziativa “Signor Presidente!” lanciata da Radicali Italiani: la richiesta al Presidente Mattarella di ribadire, durante il discorso di capodanno, le sue perplessità rispetto ai “decreti sicurezza”, richiesta sottoscritta da moltissimi esponenti della politica, del giornalismo e della cultura.
La vera sicurezza si ottiene con l’integrazione, non attraverso la negazione dei diritti umani e civili.

Gamjai
Gamjai

Nel bilancio della Regione Lazio 450mila euro per far partire il check point Hiv

Oggi con l’Hiv si vive normalmente: occorre però diagnosticarlo per tempo, prima che la malattia diventi conclamata. Per questo sono fondamentali presidi che incoraggiano le persone, specie quelle più a rischio, a fare il test, anche in ambiente non ospedaliero e quindi in condizioni di maggiore tranquillità.
Grazie a un mio emendamento al bilancio approvato ieri, che destina al progetto 450mila euro peri prossimi tre anni, si completa l’iter per l’istituzione di un check point per la diagnosi precoce dell’Hiv (e delle altre malattie sessualmente trasmissibili) nella città di Roma, collocato vicino ai luoghi di ritrovo della comunità lgbt.
Dopo un mio ordine del giorno approvato qualche mese fa, e dopo una conseguente delibera della Giunta la scorsa estate, con questo stanziamento il progetto ha finalmente le gambe per partire.
Tra pochissimo anche Roma, dopo Bologna e Milano, potrà disporre di questo importantissimo servizio: perché, com’è noto, prevenire è molto meglio che curare.

Cosa sta succedendo nel sistema di accoglienza

COSA STA SUCCEDENDO NEL SISTEMA DI ACCOGLIENZA:
In estrema sintesi, le ultime due circolari del Ministero degli Interni finalizzano gli effetti del decreto Salvini stabilendo che:
1. i titolari di protezione umanitaria non hanno più diritto ad alcuna misura di accoglienza (né nei centri Sprar, ora Siproimi, né nei Cas), e dunque sono destinati a finire in mezzo alla strada;
2. i richiedenti asilo non hanno più diritto a essere accolti nei centri Sprar (ora Siproimi) e devono “retrocedere” nei Cas, in cui il taglio dei fondi ha azzerato ogni servizio al di là di vitto e alloggio.
COSA ABBIAMO FATTO DAL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO:
1. grazie a un mio emendamento al bilancio dell’anno scorso, che ha stanziato 1,2 milioni in due anni, nella Regione Lazio continua a essere finanziata l’inclusione dei titolari di protezione umanitaria più vulnerabili;
2. grazie a un mio emendamento nel bilancio che abbiamo approvato oggi, 700mila euro sono stati destinati a fornire servizi di integrazione (corsi di italiano e formazione professionale) anche nei Cas della regione, in modo che chi vi alloggia possa recuperare gli strumenti di integrazione che il decreto Salvini ha tagliato.
Queste sono le vere misure per la “sicurezza”.
Il resto è propaganda, emarginazione e caos.

La Regione Lazio stanzia un fondo per salvare Lucha y Siesta

La violenza di genere contro le donne non è una questione delle donne. Ma non è neanche, come si dice con troppa disinvoltura, una questione “di tutti”.
E’, io credo, una questione -rispettivamente- degli uomini e delle donne.
Badate, non è la stessa cosa: perché quando parliamo di violenza di genere parliamo di donne che subiscono violenze da parte degli uomini. E quindi la questione riguarda entrambi, uomini e donne, ciascuno dalla propria prospettiva. E ciascuno col proprio ruolo.
Nel bilancio della Regione Lazio che abbiamo approvato, insieme ad altre cose che vi racconterò tra poco, c’è una cosa che per me è particolarmente importante: e che, come spesso succede per le cose particolarmente importanti, abbiamo fatto in tanti. Dieci consigliere e consiglieri.
Oggi Marta Bonafoni, Marta Leonori, Marco Cacciatore, Michela Di Biase, Eleonora Mattia, Gianluca Quadrana, Daniele Ognibene, Fabio Refrigeri, Gino De Paolis e io abbiamo stanziato in bilancio un fondo di 2,4 milioni di euro per salvare l’esperienza della Casa delle donne Lucha y Siesta.
L’ho fatto, insieme a donne e uomini con cui lavoro, da uomo.
Perché è come uomo che la violenza sulle donne mi riguarda.
Prima ancora che come cittadino e come consigliere regionale.

Numeri e diritti. Il podcast. Terza puntata

MIGRANTI: L’INVASIONE CHE NON C’E’

Chi parla di “invasione” parla della realtà? Numeri alla mano, no. Anzi, se guardiamo i dati ci accorgiamo che il nostro paese non è neanche tra quelli che accolgono di più. Quindi discorsi come “gli altri paesi non collaborano” o “tutta l’Africa in Italia non ci sta” non hanno né capo né coda.
In questa puntata del podcast “Numeri e diritti”, esaminando e commentando insieme a voi i dati dell’Eurostat e dell’Unhcr, vi spiego perché.

San Domenico di Cassino, una ghiacciaia che chiamano carcere.

Della Casa circondariale di Cassino, che come Consigliere regionale ho visitato nei giorni scorsi, la cosa più difficile da dimenticare sarà il freddo. Un freddo pungente e umido che penetra negli infissi, passa per i corridoi e si infila nelle celle, da cui gli ospiti si difendono con maglioni, felpe di pile e cappellini di lana e che nell’isolamento raggiunge l’apice facendosi gelo, al punto da far sembrare incredibile non soltanto che qualcuno possa viverci dentro ventiquattr’ore al giorno, ma anche che qualcun altro possa lavorarci. Un’ora e mezza al mattino e un’ora e mezza al pomeriggio: questi gli orari di accensione dei termosifoni in una struttura che è tutta infiltrazioni e spifferi, e che sembra letteralmente cadere a pezzi. Letteralmente, dico, perché un’ala intera del carcere è sprofondata lo scorso mese di marzo, col conseguente trasferimento ad altri istituti dei detenuti che vi alloggiavano, e da allora è rimasta chiusa in attesa delle decisioni del caso su un eventuale ripristino o sulla definitiva demolizione…

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