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Alessandro Capriccioli

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CORONAVIRUS: CIRCOLARE DELL’INTERNO ALIMENTA TENSIONE NEI CPR ANZICHE’ STEMPERARLA

“Di fronte all’emergenza sanitaria in atto, da subito, come Radicali, abbiamo chiesto al governo misure specifiche per la tutela dei detenuti nelle carceri e ci siamo preoccupati delle persone trattenute nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio, strutture che le ospitano in attesa di essere espulse dall’Italia”. Così in una nota Alessandro Capriccioli, consigliere regionale del Lazio di +Europa Radicali.
“Al ministro Lamorgese, oltre alla fornitura nei centri di presidi sanitari adeguati a tutela di ospiti e operatori, abbiamo chiesto di sospendere i nuovi ingressi che rischiano di diffondere il contagio all’interno dei centri. Oggi, dalla lettura della nuova circolare rivolta agli enti gestori dei Cpr, deduciamo che la nostra richiesta è stata ignorata: si chiede infatti agli enti gestori di mettere in quarantena le persone in ingresso per assicurarsi che passino isolati i 14 giorni. In più si ribadisce il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari, nonostante l’impossibilità di ricevere visite di familiari e legali, prescrivendo al tempo stesso agli enti gestori di predisporre una serie di controlli sanitari evidentemente al di fuori delle loro possibilità. Si tratta di un vero e proprio accanimento, non soltanto ingiustificato alla luce della difficile situazione che stiamo vivendo, ma anche incompatibile con il carattere di queste strutture, che sono finalizzate a una detenzione meramente amministrativa. Tutto ciò, inoltre, continua a mettere a rischio non solo la salute di ospiti, operatori e forze di polizia, ma genera tensioni che, in un momento difficile come questo, sarebbe bene prevenire e stemperare“.

Restare a casa è indispensabile, ma non risolve il problema

Come ho detto e ripetuto più di una volta, ritengo che l’isolamento sia una misura importantissima e perciò lo rispetto in modo rigoroso.
Dopodiché, a me pare che l’invito a “restare a casa”, malgrado la sua centralità, non sia, non possa essere tutto.
Perché vedete, se restare a casa diventa tutto (nella comunicazione, nel dibattito pubblico, nelle trasmissioni televisive, nelle misure previste dai decreti) finisce che si sgrana, che scolorisce, che sbiadisce tutto il resto. A tutti i livelli.
Al livello della responsabilità, tanto per cominciare.
Perché, spero di riuscire a spiegarmi senza essere frainteso, sta passando, anzi ormai è abbondantemente passata, l’idea che i focolai di contagio che non si spengono, i morti che non calano, la crisi degli ospedali, in poche parole tutto il caos che stiamo vivendo, si debba esclusivamente alla gente che si distanzia di dieci centimetri in più o dieci centimetri in meno, che accorcia o prolunga di cinque minuti la pisciatina col cane, che si fa o non si fa una corsetta solitaria intorno all’isolato.
Mentre, ovviamente, non è così. C’è molto di più, a partire dalle condizioni della nostra sanità e dalla storia politica che le ha determinate, dalle decisioni strategiche che vengono prese o che non vengono prese, dagli obiettivi che, a partire dalla precondizione indispensabile del contenimento, chi governa si prefigge o non si prefigge, che ha chiari o che non ha chiari, che ha messo a fuoco o che non ha messo a fuoco. Che persegue o che non persegue.
Da giorni vediamo scorrere sugli schermi delle nostre televisioni le immagini devastanti delle rianimazioni sovraffollate, dei morti, delle bare in fila indiana sui mezzi militari. Da giorni ci viene raccontato, con dovizia di particolari, il dramma di chi muore da solo, lo strazio dei suoi familiari che non possono vederlo, l’eroismo e la disperazione dei medici che gettano il cuore oltre l’ostacolo.
Il sottotesto di quelle immagini, di quelle voci, di quegli aneddoti è sempre uno, e sempre lo stesso: state a casa, perché se non state a casa ecco cosa succede.
Da giorni, quando i dati non migliorano, quando i contagi non si fermano, quando l’epidemia non si arresta, il messaggio è sempre uno, e sempre lo stesso: è colpa vostra perché non rispettate i divieti, irresponsabili che non siete altro, quindi noi li aumentiamo, li rendiamo più stringenti, rafforziamo i controlli e inaspriamo le sanzioni.
Affermazione corretta? Forse. Forse solo in parte, perché le poche volte che esco di casa la città mi pare vuota, le persone si muovono in modo accorto e tengono generalmente le distanze. Il mondo, il mondo intorno a me, è completamente diverso da quello di appena un mese fa.
Ma il punto non è neppure questo.
Il punto è che il monito di restare a casa, il biasimo per chi non resta a casa, le sanzioni per chi non resta a casa hanno assorbito, ingoiato, fagocitato tutto il resto.
Beh, io vi dirò questo, e pazienza se non vi piace: restare a casa è indispensabile (tant’è che io lo faccio e invito tutti a farlo), ma non risolve il problema. Lo rimanda. Ci fa guadagnare spazio nelle rianimazioni, diluisce l’impatto di questo virus sul sistema sanitario.
Ci fa guadagnare tempo, insomma.
Ma cosa si intende fare con questo tempo? Cosa si sta facendo, grazie a questo tempo?
Va avanti la ricerca scientifica, dicono. Si lavora su una cura o su un vaccino. E questa è una cosa vera.
Però, di nuovo, non è tutto.
C’è un grande assente, in questo sistema che sembra contemplare solo i cittadini da un lato e gli scienziati dall’altro. Manca la politica.
Che strategia sta mettendo a punto la politica per approfittare del tempo che stiamo guadagnando? Cosa sta imparando la politica in questo periodo, come sta metabolizzando gli errori del passato, cosa sta pianificando, elaborando, costruendo, sia per questi giorni sia per i mesi, per gli anni che verranno?
Negli ultimi giorni, tanto per dirne una, si è parlato molto dei tamponi. È efficace l’attuale strategia del nostro paese, che riduce il numero dei test ai minimi termini e si rifiuta di effettuarli in modo più estensivo? Gli scienziati, ormai in modo quasi unanime, dicono di no.
Eppure questa strategia va avanti, al punto che circolano voci e calcoli incontrollati sul reale numero dei contagiati e sul ruolo svolto dagli asintomatici nell’epidemia.
Ancora: come ha inciso e continua a incidere la situazione e la gestione dei nostri ospedali nella diffusione del contagio? In modo determinante, affermano pressoché tutte le analisi. Eppure si fa ancora fatica a modificarla, quella gestione, prova ne siano il numero di medici positivi al virus e i dati che descrivono alcune strutture ospedaliere come veri e propri focolai di contagio.
Infine: come viene utilizzata la tecnologia, la stessa tecnologia che per ciascuno di noi è roba banale, di uso quotidiano, per fronteggiare questa situazione? La nostra pubblica amministrazione è capace di avvalersene ai massimi livelli? Stiamo costruendo sistemi informatici e telematici moderni che possano aiutarci a gestire questa situazione in modo più efficiente?
Di questo, di tutto questo, sappiamo molto poco.
Siamo puntigliosamente e quotidianamente informati sulle pisciate dei cani, sugli itinerari dei runner, sulle sigarette fumate nel marciapiede sotto casa. Siamo costantemente ammoniti sull’importanza dei nostri comportamenti. Siamo minuziosamente (e, lo ripeto, giustamente) colpevolizzati per ogni sgarro, per ogni deviazione, per ogni irregolarità. E quelle immagini, quelle devastanti immagini che ci passano davanti agli occhi tutto il giorno sono tutte per noi.
Non per chi non ha pianificato, non per chi non elabora una strategia, non per chi non ha capito, o perlomeno non ha comunicato, in che direzione intende muoversi, con quale strategia e con quali strumenti.
I cittadini restino a casa. È importantissimo che ci restino. Chi non ci resta è uno scellerato. Lo dico, per la decima volta, a scanso di equivoci. Perché ne sono convinto, e quindi lo faccio per primo.
Ma scaricare tutta la responsabilità di questa situazione sui cittadini e finire addirittura per metterli l’uno contro l’altro, come mi pare si stia facendo, è inaccettabile.
Perché una cosa è certa: senza una strategia precisa ed efficace, senza una strategia che è un tema tutto politico, pienamente politico, completamente politico, finisce che a casa ci restiamo fino a dicembre.
E che, restando a casa, continuiamo a metterci sulle spalle anche le responsabilità di chi, giorno dopo giorno, continua a dirci di non uscire.

CORONAVIRUS: SITO BARILLARI SU SALUTE NON E’ PROMOSSO DALLA REGIONE, NOME INGANNA I CITTADINI

“Il consigliere regionale del Lazio Davide Barillari, tanto per aggiungere un po’ di confusione a una situazione già complicatissima, ha creato e messo online un sito intitolato ‘Salute regione Lazio’, che  al di là di ogni ragionevole dubbio, specie in un momento così difficile, potrebbe indurre migliaia di persone a ritenere che si tratti di un sito istituzionale della regione dedicato alla salute. Mentre invece è un sito suo”. Lo denuncia su Facebook Alessandro Capriccioli, consigliere regionale del Lazio di +Europa Radicali.
“Andando sul sito la prima cosa che si trova è un enorme popup dedicato al Coronavirus senza alcun riferimento a chi sia il proprietario del sito, chiuso il quale si incontrano pulsanti che dicono ‘informati’ e ‘Partecipa’: cliccando su quest’ultimo si viene addirittura invitati a iscriversi a una newsletter, ovviamente non della regione Lazio ma, deve presumersi, dello stesso Barillari.
Trovo che in un momento del genere, in cui tutti dovrebbero promuovere l’informazione sulle fonti ufficiali e istituzionali, creare un sito allo scopo di promuovere contenuti e iniziative proprie, nonché addirittura di acquisire indirizzario, utilizzando un nome che indurrebbe chiunque a pensare si tratti di una fonte ufficiale, sia letteralmente irresponsabile. Inviterei il collega Barillari a chiudere il sito immediatamente, se ciò non dovesse accadere, se non altro per l’esigenza di non confondere i cittadini, mi auguro il sito venga chiuso malgrado lui”.

Prendete questi tre giorni di isolamento forzato a casa.

Prendete questi tre giorni di isolamento forzato a casa.
Togliete le uscite, sia pure mediante autocertificazione, verso il supermercato, la farmacia, il tabaccaio, il parco per la pisciatina del cane.
Eliminate le telefonate, internet, il computer, il cellulare, WhatsApp, Netflix, Amazon.
Prendete quello che resta, moltiplicatelo per centoventidue (l’anno bisestile, che ha 366 giorni, aiuta a fare il conto tondo) e poi elevate tutto al cubo.
Guardate quello che avete ottenuto.
Non su avvicina neanche di striscio al modo in cui campa chi si fa un anno di carcere.
Pensateci, buonanotte.

La goccia che fa traboccare il vaso. Il nuovo episodio del mio podcast Viaggio Nel Carcere.

Cosa sta davvero accadendo nelle carceri in questi giorni di emergenza?
È tutta colpa del #coronavirus o c’è dell’altro?
E cosa si potrebbe fare per risolvere la situazione?
Ho cercato di spiegarlo con “La goccia che fa traboccare il vaso”, il nuovo episodio del mio podcast #ViaggioNelCarcere.

Che cosa sta avvenendo nelle carceri nei giorni del coronavirus. La mia intervista

Oggi Radio Cusano Campus mi ha chiesto cosa penso di quanto sta avvenendo nelle carceri italiane nei giorni del coronavirus.
Io ho risposto che per capirlo bisognerebbe occuparsi delle carceri anche tutti gli altri giorni.
Grazie a Diana Romersi per l’intervista.

Questo il link per ascoltare l’intervista https://www.facebook.com/AlessandroCapriccioliMetilparaben/videos/688773325212806/