AGGIORNAMENTO COVID DEL 30 OTTOBRE

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La media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati nel paese arriva al 21,22% contro il 20,07% di ieri, con un valore secco giornaliero (record, di nuovo) del 23,96% (non so se mi spiego: significa che in tutto il paese quasi un testato su quattro è positivo) e una crescita che non accenna a rallentare (negli ultimi 7 giorni 14,90% – 16,14% – 16,94% – 18,04% – 18,99% – 20,07% – 21,22%).

Siamo, insomma, su valori sempre più alti, cui corrisponde il crollo totale dei sistemi di tracciamento in moltissime regioni del paese (per avere un test and tracing efficace ci si dovrebbe attestare intorno al 3%, come sappiamo, ma qua siamo ormai su un altro ordine di grandezza). Nel grafico che segue potete vedere il rapporto settimanale tra nuovi casi e soggetti testati nelle diverse regioni, in ordine decrescente di valore (cioè partendo da quelle che sono messe peggio e finendo con quelle che sono messe meglio, o meglio (scusate il gioco di parole) meno peggio).

Inutile sottolineare che anche oggi i valori sono elevatissimi, e che anche oggi sono in crescita quasi in tutte le regioni: per capirci, sotto alla soglia del 10% sono ormai rimaste soltanto la Basilicata, la Calabria e la Sardegna, mentre il Lazio l’ha appena superata, anche se di poco.

I ricoverati in reparto ordinario sono 16.994, 1.030 più di ieri: siamo al 58,6% (cioè ben oltre la metà) del picco massimo (29.010 il 4 aprile), e ci avviciniamo sempre più al quadruplo dei ricoverati (4.316) il 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown.

I ricoverati in terapia intensiva sono 1.746, 95 più di ieri: siamo al 42,9%, cioè a ampiamente oltre un terzo, del picco massimo (4.068 il 3 aprile), e a più del doppio rispetto ai ricoverati in terapia intensiva (733) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown. A occhio e croce il tempo di raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva è intorno ai 9 giorni: cosa che, di questo passo, ci porterebbe ad avere 3.500 terapie intensive tra nove giorni, 7.000 tra diciotto giorni e più di 14.000 (cioè quasi il quadruplo del picco massimo, e temo ben oltre i posti disponibili) entro un mese.

I decessi settimanali sono 1.262, 108 in più rispetto a ieri, e oggi superano il triplo dei decessi settimanali (411) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown.

Arriviamo al solito zoom sul Lazio, in cui la media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati sale a quota 10,03% rispetto al 9,49% di ieri, con un dato secco giornaliero dell’11,17%. che rompe, e non di poco, la relativa stabilità degli ultimi due o tre giorni. I ricoveri ordinari sono 1.873, 87 più di ieri e ormai decisamente superiori al picco massimo di 1.468 il 28 aprile), e quelli in terapia intensiva sono 175, 7 in più di ieri e pari all’86,2% rispetto al picco massimo di 203 l’11 aprile).


Lo dico in modo molto diretto: con questi numeri è davvero difficile non immaginare che arrivino ad horas misure ancora più restrittive di quelle imposte qualche giorno fa, i cui frutti (che comunque non vedremo prima di una settimana) potrebbero non essere all’altezza di quanto sperato. In questo (malaugurato, ma possibile) caso, e con l’epidemia sui livelli e con il tasso di crescita che abbiamo appena visto, sterzare senza precipitare in una catastrofe sarebbe impossibile. Posto che un pezzo di quella catastrofe, ormai, non ce lo leva più nessuno.

Aspettiamo, ho scritto fino a ieri: oggi mi sorge il dubbio che il momento di aspettare stia per finire. O che sia finito già.

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    2 Commenti

    • “La media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati nel paese arriva al 21,22% contro il 20,07% di ieri, con un valore secco giornaliero (record, di nuovo) del 23,96%” … questo dato da dove si ricava ? Grazie

      • E’ il rapporto tra nuovi casi (forniti ogni giorno dal Ministero della Salute) e soggetti testati del giorno (differenza tra totale soggetti testati di un giorno meno il totale dei soggetti testati il giorno prima) espresso in media settimanale.

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