AGGIORNAMENTO COVID DEL 5 NOVEMBRE

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La media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati nel paese arriva al 24,82% contro il 24,36% di ieri, con un valore secco giornaliero del 25,65% che torna in linea con quello dell’altroieri dopo un giorno di vistoso calo (male) e una crescita che prosegue con un ritmo un tantino “ridotto” rispetto a quello di qualche giorno fa (negli ultimi 7 giorni 21,22% – 22,15% – 22,79% – 23,19% – 23,85% – 24,36% – 24,82%).

Vediamo di capirci un po’ meglio su questo “ritmo”, che in forma aggregata dà segnali di diminuzione ormai da qualche giorno ma che sarà bene guardare un po’ più da vicino. Il tasso di crescita “nazionale” è evidentemente il risultato dei tassi di crescita nelle diverse regioni, le quali tuttavia hanno situazioni piuttosto diverse tra loro: per alcune la media settimanale del rapporto tra nuovi positivi e soggetti testati oggi decresce (Puglia, Campania, Molise, Valle d’Aosta), per altre aumenta a un ritmo abbastanza ridotto (Basilicata, Provincia di Trento, Marche, Toscana, Piemonte, Lazio), per altre ancora (le rimanenti) aumenta con una velocità più consistente. Non c’è, dunque, un andamento univoco su tutto il territorio nazionale: la curva che vedete sopra, che negli ultimi giorni ha effettivamente una pendenza lievemente inferiore a quella dei giorni precedenti, è la risultante di tutte queste diverse situazioni.

Ciò premesso, nel grafico che segue potete vedere il rapporto settimanale tra nuovi casi e soggetti testati nelle diverse regioni, in ordine decrescente di valore (cioè partendo da quelle con le situazioni più critiche e finendo con quelle che sono messe meno peggio).

I ricoverati in reparto ordinario sono 23.256, 1.140 più di ieri: siamo all’80,2% del picco massimo (29.010 il 4 aprile).

I ricoverati in terapia intensiva sono 2.391, 99 più di ieri: siamo al 58,8% del picco massimo (4.068 il 3 aprile). A occhio e croce il tempo di raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva è intorno ai 12 giorni: cosa che, di questo passo, ci porterebbe ad avere 4.800 terapie intensive tra dodici giorni e 9.600 tra ventiquattro.

Per quanto riguarda i ricoveri, rassegniamoci: supereremo il picco massimo sia in relazione a quelli ordinari, sia in relazione alle terapie intensive. Teniamo presente il fatto che quando ci fu il primo lockdown c’erano 4.316 persone in reparto e 733 persone in rianimazione: e che ci vollero 25 giorni di chiusura prima che i due numeri iniziassero a scendere, dopo aver raggiunto rispettivamente la quota di 29.010 e di 4.068. Ora, le prime misure davvero restrittive (ancorché non restrittive come quelle di marzo) sono state adottate il 24 ottobre, cioè dodici giorni fa, e io credo che inizieranno a mostrare i loro effetti a brevissimo, mentre quelle ancora più stringenti che entreranno in vigore domani avranno bisogno almeno di un paio di settimane per cominciare a dare qualche frutto. Dunque, purtroppo, dobbiamo aspettarci che i numeri dei ricoveri salgano ancora, salgano molto e salgano a lungo.

In tema di terapie intensive, ecco il grafico che rappresenta il numero di ricoverati in rianimazione ogni 100mila abitanti nelle diverse regioni del paese: più la regione è rossa, più l’impegno rispetto alla popolazione è consistente.

I decessi settimanali sono 2.070, 211 in più rispetto a ieri, e sono trainati verso l’alto dallo spaventoso valore odierno di 428 morti (parliamo di numeri che non si vedevano dal 24 aprile, per capirci). Siamo al 36% del picco massimo (5.727 decessi nella settimana 27 marzo – 5 aprile), e dalla pendenza della curva si percepisce una tendenza all’aumento letteralmente inquietante.

Anche in questo caso, purtroppo, temo che raggiungere i livelli di marzo e aprile sia pressoché inevitabile, visto e considerato che i decessi rispecchiano l’andamento dell’epidemia con un ritardo ancora maggiore rispetto ai ricoveri: perciò quando i contagi inizieranno a scendere (cosa che peraltro al momento ancora non è accaduta, ed è bene dircelo) ci vorrà tempo affinché anche il numero dei morti si riduca in modo significativo.

Per quanto riguarda il Lazio, la media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati sale a quota 11,28% contro l’11,14% di ieri, con un dato secco giornaliero del 10,88% che è leggermente più alto rispetto a quello di ieri ma decisamente più basso dei giorni precedenti (bene). I ricoveri ordinari sono 2.508, 191 più di ieri e ormai molto superiori al picco massimo di 1.468 il 28 aprile, mentre quelli in terapia intensiva sono 222, 5 più di ieri e superiori al picco massimo dell’11 aprile (203).

La sensazione è che nel Lazio la curva abbia piegato in modo deciso, e dunque che i segnali di frenata degli ultimi giorni tendano a consolidarsi: è chiaro che siamo ancora in crescita, e che una stabile inversione di tendenza sia ancora lontana. Ma i numeri ci incoraggiano a guardare ai prossimi giorni con una certa fiducia: senza farci illusioni, perché purtroppo la situazione è ancora ampiamente compatibile con nuove risalite.


Come abbiamo detto all’inizio, la tendenza generale a una crescita di minore entità (ma sempre una crescita, vediamo di non dimenticarlo) è il frutto di situazioni molto diverse da regione a regione. Nei prossimi giorni dovrebbero iniziare a vedersi in modo più nitido i risultati del Dpcm del 24 ottobre, cosa che (almeno in teoria) dovrebbe far flettere ulteriormente le curve verso il basso. L’auspicio è che si possa arrivare il prima possibile a un’inversione di tendenza (che vuol dire iniziare a vedere una decrescita anziché una crescita): nella consapevolezza che, anche quando avremo raggiunto quel momento, ricoveri e decessi continueranno ad aumentare, almeno per un po’.

Non è una bella prospettiva, ma temo che a questo punto non ce ne siano di migliori.

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