AGGIORNAMENTO COVID DEL 3 NOVEMBRE

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La media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati nel paese arriva al 23,85% contro il 23,19% di ieri, con un valore secco giornaliero (leggermente superiore a quello di ieri) del 25,69% e una crescita che prosegue, oggi a un ritmo superiore a quello di ieri ma comunque inferiore rispetto ai giorni precedenti (negli ultimi 7 giorni 18,99% – 20,07% – 21,22% – 22,15% – 22,79% – 23,19% – 23,85%).

Sempre senza farsi troppe illusioni: i segnali di una possibile stabilizzazione (sia pure su valori altissimi) si intravedono anche oggi, anche se sono un po’ più deboli rispetto a quelli di ieri (o meglio: anche se riguardano più alcune regioni che altre). Staremo a vedere se saranno confermati, come speriamo tutti, nei prossimi giorni. Nel grafico che segue potete vedere il rapporto settimanale tra nuovi casi e soggetti testati nelle diverse regioni, in ordine decrescente di valore (cioè partendo da quelle con le situazioni più critiche e finendo con quelle che sono messe meno peggio).

I ricoverati in reparto ordinario sono 21.114, 1.274 più di ieri: siamo al 72,8% del picco massimo (29.010 il 4 aprile), e ci avviamo a raggiungere il quintuplo dei ricoverati (4.316) il 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown.

I ricoverati in terapia intensiva sono 2.225, 203 più di ieri: siamo al 54,7% del picco massimo (4.068 il 3 aprile), e ci avviciniamo al triplo dei ricoverati in terapia intensiva (733) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown. A occhio e croce il tempo di raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva è intorno ai 10 giorni: cosa che, di questo passo, ci porterebbe ad avere 4.450 terapie intensive tra dieci giorni, 8.900 tra venti giorni e circa 17.800 (oltre il quadruplo del picco massimo) entro un mese.

Oggi le curve dei ricoveri non “piegano” più verso il basso come facevano ieri: né ci aspettavamo che lo facessero, visto che esse riflettono l’andamento dell’epidemia una quindicina di giorni fa, non oggi. Ammesso (e non concesso) che la crescita dei contagi stia un po’ calata di ritmo, gli effetti sugli impegni ospedalieri saranno visibili come minimo tra un paio di settimane.

In tema di terapie intensive, ecco il grafico che rappresenta il numero di ricoverati in rianimazione ogni 100mila abitanti nelle diverse regioni del paese: più la regione è rossa, più l’impegno rispetto alla popolazione è consistente.

I decessi settimanali sono 1.712, 132 in più rispetto a ieri, e superano il quadruplo dei decessi settimanali (411) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown. Oggi sui decessi c’è un importante salto in avanti: 353 è un numero che non si vedeva da aprile, e anche se prima o poi ce lo aspettavamo (ricordate, l’effetto ritardo di cui abbiamo parlato mille volte?) riscontrarlo è sempre doloroso. Com’era? Ah, sì: “clinicamente morto”. Certo, come no.

Per quanto riguarda il Lazio, la media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati sale a quota 11,02% rispetto al 10,83% di ieri, con un dato secco giornaliero (molto più basso rispetto a quello di ieri) dell’11,09% (bene). I ricoveri ordinari sono 21.92, 160 più di ieri e ormai molto superiori al picco massimo di 1.468 il 28 aprile, mentre quelli in terapia intensiva sono 197, 12 in più di ieri e pari al 97% rispetto al picco massimo di 203 l’11 aprile.

Nel caso del Lazio, insomma, i segnali di frenata che abbiamo intravisto ieri sembrano confermati, almeno in parte: non facciamoci troppe illusioni, ma stiamo a vedere cosa succederà nei prossimi giorni con un minimo di aspettative positive in più.

Arriviamo, infine, al grafico che rappresenta in modo sintetico la situazione delle singole regioni. Sull’asse delle ascisse troviamo la percentuale di occupazione delle terapie intensive (rapportando i dati di oggi ai posti attivi e attivabili aggiornati dal Sole 24 Ore) e sull’asse delle ordinate la media settimanale del rapporto tra nuovi positivi e soggetti testati. A partire dalla posizione della media nazionale il grafico si può dividere in 4 quadranti, in base ai quali si può valutare la situazione delle singole regioni: quelle che si trovano in basso a sinistra sono le “migliori”, perché hanno entrambi i parametri sotto la media nazionale, mentre quelle che si trovano i alto a destra sono le “peggiori”, perché li hanno entrambi sopra la media nazionale. In generale, più una regione si trova in basso e a sinistra, migliore (relativamente alle altre) è la sua situazione: più si trova in alto e a destra, peggiore (relativamente alle altre) è la sua situazione.


Che dire? I timidi segnali di frenata della curva che avevamo intravisto ieri sono ancora più timidi, però non svaniscono. Del resto, come ci siamo già detti ieri, anche se fossimo effettivamente di fronte a una riduzione della velocità di crescita resterebbe il fatto che i valori sono davvero molto alti, e che si tratterebbe di invertirli, non certo di stabilizzarli su questo livello. Aspettiamo, a tale proposito, le misure che stanno per essere annunciate: nella consapevolezza che gli effetti positivi di quelle stabilite qualche giorno fa , ammesso che siano significativi, si avvicinano ogni giorno di più.

Un’ultima riflessione: dai dati emergono significative differenze tra regione e regione, sia in ordine alla diffusione del contagio (e quindi dell’efficacia del sistema di tracciamento), sia in relazione ai ricoveri in terapia intensiva e ai decessi (oggi 117 morti in Lombardia, tanto per dirne una). A me, dunque, il fatto che le nuove misure tengano conto delle diverse situazioni regionali, incidendo in modo differenziato su diversi territori, pare un approccio davvero opportuno.

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