AGGIORNAMENTO COVID DEL 25 OTTOBRE

A

La media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati nel paese arriva al 16,14% contro il 14,90% di ieri, con un valore secco giornaliero record del 20,88% (altra soglia psicologica superata) e una progressione che continua a correre di brutto (negli ultimi 7 giorni 10,43% – 10,93% – 11,43% – 12,82% – 13,75% – 14,90% – 16,14%).

Ora, io non so se vi rendete conto: ma arrivare al 20% su scala nazionale significa che un soggetto testato su cinque è positivo. Questo significa che di fatto non esiste più alcun sistema di tracciamento minimamente in grado di assolvere al suo compito, visto che secondo gli esperti il limite per un sistema di tracciamento efficiente si attesta intorno al 3% (i più generosi dicono il 5%, ma al punto in cui siamo arrivati temo non faccia gran differenza). Nel grafico che segue potete vedere il rapporto settimanale tra nuovi casi e soggetti testati nelle diverse regioni, in ordine decrescente di valore (cioè partendo da quelle che sono messe peggio e finendo con quelle che sono messe meglio).

Come vedete, nessuna regione è sotto il 3% e nessuna è sotto il 5%: la maggior parte si attesta su valori altissimi (in Valle d’Aosta risulta positiva la metà dei testati, in Liguria e nella provincia di Trento un terzo, in Veneto quasi un quarto, in Lombardia, nella provincia di Bolzano, in Umbria, in Campania, in Piemonte un quinto, e poi via via a scendere fino al Lazio, che arriva a otto positivi su cento, e a Molise, Basilicata e Calabria, le uniche tre ancora vicine al limite (generoso) del 5%.

I ricoverati in reparto ordinario sono 12.006, 719 più di ieri: siamo al 41,4% del picco massimo (29.010 il 4 aprile), e a quasi il triplo dei ricoverati (4.316) il 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il lockdown.

I ricoverati in terapia intensiva sono 1.208, 80 più di ieri: siamo al 29,7%, cioè quasi a un terzo, del picco massimo (4.068 il 3 aprile), e ci avviciniamo a toccare il doppio rispetto ai ricoverati in terapia intensiva (733) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il lockdown. A occhio e croce il tempo di raddoppio è intorno ai 10 giorni (per la verità anche un po’ meno): cosa che, di questo passo, ci porterebbe ad avere 2.400 terapie intensive tra dieci giorni, 4.800 tra venti e 9.600 (molto più del doppio del picco massimo, e temo ampiamente oltre i posti disponibili) entro un mese.

I decessi settimanali sono 795, 59 in più rispetto a ieri e quasi il doppio rispetto ai decessi settimanali (411) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il lockdown.

Spero che il senso di quanto precede sia chiaro a tutti: stiamo letteralmente surclassando i numeri che a marzo indussero il governo a chiudere il paese, che dopo quel momento continuarono a crescere e che impiegarono più di venti giorni prima di iniziare a diminuire (per il noto effetto “ritardo” delle terapie intensive e dei decessi su cui non credo di dovermi più soffermare, perché ormai l’abbiamo presente tutti).

Nel Lazio la media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati sale a quota 8,01% rispetto al 7,63% di ieri, con un dato secco giornaliero (elevato) del 9,53% e un tasso di crescita che pian piano si allinea a quello della media nazionale. Più alti della media nazionale i ricoveri ordinari (1.476, 38 più di ieri e soprattutto, per il primo giorno, superiori al picco massimo di 1.468 il 28 aprile) e quelli in terapia intensiva (146, 5 in più di ieri e pari al 71,9% rispetto al picco massimo di 203 l’11 aprile). Il tempo di raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva, sempre a spanne, è sensibilmente più alto rispetto alla media nazionale (siamo intorno ai 12 giorni), ma purtroppo tende a contrarsi (era 14 l’altroieri, per capirci).

Tornando al quadro generale, in tutta onestà penso che l’epidemia sia ufficialmente fuori controllo (la circostanza non mi pare opinabile), e non saprei dire se le misure introdotte con Dpcm di oggi siano tali da poterla riportare a livelli meno drammatici (a occhio direi di no, ma stiamo a vedere). Penso anche, ed è un altro elemento molto preoccupante, che il tempo di raddoppio delle terapie intensive sia diventato un numero da guardare con una certa diffidenza, che di qui in avanti potrebbe smettere di abbassarsi non tanto perché c’è meno gente che ha bisogno di rianimazione, quanto perché in alcune regioni le terapie intensive iniziano a saturare. Mi pare che si avvicini a grandi passi, insomma, la situazione che abbiamo vissuto a marzo, nella quale l’unico numero (moderatamente) “affidabile” per poter fare delle valutazioni minime era quello dei decessi.

Oggi c’è davvero poco di cui essere ottimisti, anche a volerlo cercare col lanternino. Auguriamoci che le misure annunciate sortiscano qualche effetto: ma prepariamoci all’eventualità che già nelle prossime ore ne vengano introdotte di ancora più restrittive.

Mi spiace dirlo, ma non credo ci rimanga altro.

PER RICEVERE AGGIORNAMENTI RESTA IN CONTATTO

    Aggiungi un commento

    Seguimi

    Resta in contatto