AGGIORNAMENTO COVID DEL 24 MARZO

CALA L’EPIDEMIA MA NON CALANO ANCORA I SUOI ESITI PEGGIORI (COSA CHE PURTROPPO SAPEVAMO GIA’)

L’aggiornamento di oggi cade nel momento perfetto per esemplificare quanto diciamo ormai da mesi: tra l’andamento dei contagi e quello dei suoi esiti peggiori c’è una finestra temporale, un “ritardo”, che va da dieci giorni a quattro/cinque settimane.La ragione di questo meccanismo è evidente: poiché dal momento in cui una persona si contagia a quello in cui finisce in ospedale passa un certo lasso di tempo, e poiché un lasso di tempo ancora maggiore trascorre dal momento del contagio a quello dell’eventuale decesso, è ovvio che se oggi l’epidemia è in crescita i ricoveri saranno in crescita tra dieci/venti giorni, e i decessi saranno in crescita tra tre/quattro settimane; specularmente, se oggi l’epidemia è in calo i ricoveri saranno in calo tra dieci/venti giorni, e i decessi saranno in calo tra tre/quattro settimane.I dati degli ultimi giorni mostrano questo sfasamento temporale in modo molto chiaro: da un lato l’epidemia è in una fase di discesa evidente e decisa ormai da un po’, come si può verificare guardando l’andamento della media mobile a 7 giorni dei nuovi casi (grafico 1) e la media settimanale del rapporto tra nuovi casi e tamponi molecolari (grafico 2), tra nuovi casi e soggetti testati e tra nuovi casi e tamponi molecolari+antigenici (grafico 3); dall’altro i saldi netti dei ricoveri ordinari e in terapia intensiva (grafici 4 e 5) sono ancora in crescita ma mostrano i primi segni di flessione (anche se a questi livelli potrebbe subentrare l’effetto saturazione di cui pure abbiamo parlato molte volte), mentre la media mobile dei nuovi ingressi in terapia intensiva sembra addirittura in diminuzione (grafico 6); i decessi, invece, sono ancora in piena crescita (grafico 7).Questi dati, fateci caso, “quadrano” alla perfezione con le nostra premesse: dopo un lungo periodo di crescita l’epidemia è in calo ormai da una decina di giorni e solo oggi, dieci giorni dopo, i nuovi ingressi in terapia intensiva iniziano a calare (al contrario dei saldi netti, nei quali c’è l’effetto “accumulo” che rende la discesa inevitabilmente più lenta), mentre per vedere un calo dei decessi occorrerà aspettare ancora.In tutto ciò, sia pure in modo ancora marginale, c’è anche il contributo delle vaccinazioni, che ancorché effettuate in numero ancora piuttosto limitato hanno messo in salvo un certo numero di soggetti fragili: cosa che già adesso contribuisce a determinare un incremento dei ricoveri e dei decessi un tantino meno marcato di prima.Insomma, tra l’epidemia che cala, il caldo che si avvicina e i vaccini che avanzano, nelle prossime settimane dovremmo iniziare a misurare una diminuzione degli effetti peggiori dell’epidemia. Se poi i vaccini avanzassero più velocemente sarebbe il massimo: ma magari di questo parliamo meglio un’altra volta.

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