AGGIORNAMENTO COVID DEL 23 OTTOBRE

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La media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati nel paese arriva al 13,75% contro il 12,82% di ieri, con un valore secco giornaliero record del 16,72% e una progressione che continua ad accelerare (negli ultimi 7 giorni 9,14% – 9,76% – 10,43% – 10,93% – 11,43% – 12,82% – 13,75%).

Ciò significa che il numero assoluto dei nuovi casi (oggi 19.143) cresce più del numero di tamponi (oggi nuovo record, 182.032 con 114.499 soggetti testati): come ci tocca registrare ormai da più di un mese, anche oggi il controllo complessivo sull’epidemia è inferiore a quello di ieri.

Nel ricordare che secondo gli esperti il limite per un sistema di tracciamento efficiente si attesta intorno al 3%, nel grafico numero 2 potete vedere il rapporto settimanale tra nuovi casi e soggetti testati nelle diverse regioni, in ordine decrescente di valore (cioè partendo da quelle che sono messe peggio e finendo con quelle che sono messe meglio).

Come vedete, nessuna regione è sotto il 3%, la maggior parte si attesta su valori altissimi e soltanto Lazio, Molise, Basilicata e Calabria rimangono su livelli non astronomici.

I ricoverati in reparto ordinario sono 10.549, 855 più di ieri: siamo al 36,4%, cioè a oltre un terzo, del picco massimo (29.010 il 4 aprile), e a molto più del doppio dei ricoverati (4.316) il 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il lockdown.

I ricoverati in terapia intensiva sono 1.049, 57 più di ieri: siamo al 25,8%, cioè a oltre un quarto, del picco massimo (4.068 il 3 aprile), e a un abbondante 40% in più rispetto ai ricoverati in terapia intensiva (733) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il lockdown. A occhio e croce il tempo di raddoppio è intorno ai 10 giorni (per la verità anche un po’ meno): cosa che, sic stantibus rebus, ci porterebbe ad avere 2.100 terapie intensive tra dieci giorni, 4.200 tra venti e 8.400 (più del doppio del picco massimo) entro un mese.

I decessi settimanali sono 632, 364 in più rispetto a ieri e un terzo in più rispetto ai decessi settimanali (411) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il lockdown.

Nel Lazio la media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati sale a quota 6,84% rispetto al 6,46% di ieri, con un dato secco giornaliero del 7,53% e un tasso di crescita che appare un po’ più lento rispetto alla media nazionale. Più alti della media nazionale i ricoveri ordinari (1.354, 61 più di ieri e pari al 92,2% rispetto al picco massimo di 1.468 il 28 aprile) e quelli in terapia intensiva (135, 4 in più di ieri e pari al 66,5% rispetto al picco massimo di 203 l’11 aprile). Il tempo di raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva, sempre a spanne, è sensibilmente più alto rispetto alla media nazionale (siamo intorno ai 14 giorni).

Tornando al quadro generale, ricordiamo che l’aumento delle terapie intensive e dei decessi nelle prossime due-tre settimane è in larga misura già scritto, perché essi, appunto, dipendono dalla situazione del contagio due o tre settimane prima, e dunque è come se fossero già avvenuti anche se li vedremo in ritardo. Qualsiasi cosa decidiamo di fare oggi, quindi, non inizierà a dare frutti visibili prima di una ventina di giorni.

Pensiamoci bene, perché oggi (per l’ennesima volta) i numeri parlano da soli.

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