AGGIORNAMENTO COVID DEL 2 NOVEMBRE

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La media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati nel paese arriva al 23,19% contro il 22,79% di ieri, con un valore secco giornaliero (leggermente inferiore a quello di ieri) del 25,38% e una crescita che prosegue, ma a quanto pare pare con un tasso inferiore rispetto ai giorni precedenti (negli ultimi 7 giorni 18,04% – 18,99% – 20,07% – 21,22% – 22,15% – 22,79% – 23,19%).

Ora, io non voglio illudermi né alimentare illusioni: ma un segnale di possibile stabilizzazione (anche se su valori altissimi) c’è, e credo debba essere sottolineato. Insomma, la curva flette in modo visibile. Staremo a vedere se quel segnale sarà confermato, come speriamo tutti, nei prossimi giorni. Nel grafico che segue potete vedere il rapporto settimanale tra nuovi casi e soggetti testati nelle diverse regioni, in ordine decrescente di valore (cioè partendo da quelle con le situazioni più critiche e finendo con quelle che sono messe meno peggio).

I ricoverati in reparto ordinario sono 19.840, 938 più di ieri: siamo al 68,4% del picco massimo (29.010 il 4 aprile), e ci avviamo a raggiungere il quintuplo dei ricoverati (4.316) il 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown.

I ricoverati in terapia intensiva sono 2.022, 83 più di ieri: siamo al 49,7% del picco massimo (4.068 il 3 aprile), e ci avviciniamo al triplo dei ricoverati in terapia intensiva (733) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown. A occhio e croce il tempo di raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva è intorno ai 10 giorni (ed è in aumento, anche se leggero, per il terzo giorno consecutivo): cosa che, di questo passo, ci porterebbe ad avere 4.040 terapie intensive tra dieci giorni, 8.080 tra venti giorni e circa 16.160 (il quadruplo del picco massimo) entro un mese.

Anche le curve dei ricoveri, per il secondo giorno consecutivo, sembrano “piegare” leggermente verso il basso: la cosa, tuttavia, in questo caso potrebbe indicare l’inizio di una saturazione dei posti disponibili, piuttosto che un reale miglioramento della situazione. Anche in questo caso, staremo a vedere.

In tema di terapie intensive, ecco il grafico che rappresenta il numero di ricoverati in rianimazione ogni 100mila abitanti nelle diverse regioni del paese: più la regione è rossa, più l’impegno rispetto alla popolazione è consistente.

I decessi settimanali sono 1.580, 92 in più rispetto a ieri, e si avviano a raggiungere il quadruplo dei decessi settimanali (411) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown.

Per quanto riguarda il Lazio, la media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati sale a quota 10,83% rispetto al 10,73% di ieri, con un dato secco giornaliero (quasi identico a quello di ieri) del 12,76%. I ricoveri ordinari sono 2.032, 23 meno di ieri (il segno meno è decisamente una notizia) e ormai ben superiori al picco massimo di 1.468 il 28 aprile, mentre quelli in terapia intensiva sono 185, uguali a quelli di ieri e pari al 91,1% rispetto al picco massimo di 203 l’11 aprile.

Anche nel caso del Lazio qualche segnale di frenata c’è (lo si vede bene dalla pendenza della curva): così come nel caso della media nazionale, non facciamoci troppe illusioni ma permettiamoci di sperare che venga confermato nei prossimi giorni.

Arriviamo, infine, al grafico che rappresenta in modo sintetico la situazione delle singole regioni. Come vi spiegavo ieri: sull’asse delle ascisse troviamo la percentuale di occupazione delle terapie intensive (rapportando i dati di oggi ai posti attivi e attivabili aggiornati dal Sole 24 Ore) e sull’asse delle ordinate la media settimanale del rapporto tra nuovi positivi e soggetti testati. A partire dalla posizione della media nazionale il grafico si può dividere in 4 quadranti, in base ai quali si può valutare la situazione delle singole regioni: quelle che si trovano in basso a sinistra sono le “migliori”, perché hanno entrambi i parametri sotto la media nazionale, mentre quelle che si trovano i alto a destra sono le “peggiori”, perché li hanno entrambi sopra la media nazionale. In generale, più una regione si trova in basso e a sinistra, migliore (relativamente alle altre) è la sua situazione: più si trova in alto e a destra, peggiore (relativamente alle altre) è la sua situazione.


Che dire? I timidi segnali di frenata della curva dei casi non vanno sopravvalutati: però ci sono, anche se sono piccoli, e credo sia onesto dirlo, anche a costo di essere smentiti già domani. Del resto, anche se fossimo effettivamente di fronte a una riduzione della velocità di crescita, resterebbe il fatto che i valori sono altissimi, e che qua si tratterebbe di invertirli, non certo di stabilizzarli su questo livello. Aspettiamo, a tale proposito, le misure che verranno annunciate domani: nella speranza che le precedenti (ormai ci siamo quasi) comincino a produrre qualche effetto positivo. Ammesso (e non concesso) che lo producano.

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