AGGIORNAMENTO COVID DEL 15 NOVEMBRE

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In estrema sintesi: negli ultimi giorni la media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati nel paese sembra crescere più lentamente, come si vede nel grafico che segue, in cui la pendenza dalla curva appare meno “ripida” di prima:

E’ una valutazione da prendere con le molle, visto che l’affidabilità dei sistemi di tracciamento è andata a farsi benedire in gran parte delle regioni: ma è pur sempre un’indicazione, e come tale va recepita.

Questa, invece, la curva dei ricoveri ordinari (per i quali abbiamo già superato abbondantemente il picco massimo della prima ondata):

Quest’altra è la curva dei ricoveri in terapia intensiva (al picco massimo non siamo ancora arrivati, ma temo manchi poco):

Ora, da una parte entrambe le curve mostrano una crescita che procede più lenta rispetto a qualche giorno fa (non a caso il tempo di raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva è molto aumentato, dai dieci giorni di inizio novembre): ma sappiamo fin troppo bene che, almeno in parte, questo è sicuramente l’effetto della saturazione dei reparti ospedalieri. Dunque, personalmente, del miglioramento di questo dato (o perlomeno di una sua parte non indifferente) mi fido molto poco.

Quello dei decessi è in numero che mente meno di tutti: almeno finché non arriva (speriamo non arrivi mai) il momento in cui perfino le morti iniziano a sfuggire ai conteggi perché sopraggiungono in casa, nell’impossibilità di fornire assistenza a tutti (non è un caso di scuola: durante la prima ondata pare sia successo, e neanche poche volte). Il grafico che segue rappresenta l’andamento dei decessi settimanali:

Ecco, il fatto che anche i decessi sembrino aver iniziato una fase di crescita a ritmo leggermente inferiore rispetto a prima (anche se si tratta di un effetto ancora appena percettibile) è in assoluto il dato più incoraggiante: la strada è lunga (ricordate? Dobbiamo sempre calcolare almeno un paio di settimane di ritardo rispetto all’andamento dei casi), e occorre ribadire potremmo trovarci di fronte alle solite fluttuazioni. Però qualche segnale c’è, per piccolo che sia. E, specie di questi tempi, male non fa.

Infine il Lazio, praticamente l’unica grande regione in cui ha ancora senso compiuto parlare di sistema di tracciamento. La media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati è rappresentata dal seguente grafico:

In questo caso l’appiattimento della curva, specialmente se la si guarda nell’arco di qualche giorno, è abbastanza evidente: perdipiù su valori ancora “umani” rispetto a quelli di molte delle altre regioni italiane. Speriamo che tutto questo venga confermato nei giorni e nelle settimane a venire.


Siamo a una decina di giorni (nemmeno) dal Dpcm con le misure più restrittive: gli effetti che vediamo, dunque, non dovrebbero ancora beneficiarne granché. E questo è moderatamente incoraggiante, perché lascia presumere che tra qualche giorno, quando quegli effetti inizieranno a farsi sentire in modo più consistente, gli abbozzi di stabilizzazione a cui stiamo assistendo prenderanno forma in modo più chiaro: magari, chissà, iniziando a tradursi anche in una decrescita, non soltanto in un aumento a un tasso più lento.

Stiamo a vedere: consapevoli che se da un lato alcuni indici iniziano a dare qualche segnale meno negativo, dall’altra i nostri sistemi sanitari vivono momenti di grandissima pressione.

La speranza è riuscire ad allentarla il prima possibile. Senza rilassarsi, ché purtroppo ancora non ce n’è ragione.

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