AGGIORNAMENTO COVID DEL 1° NOVEMBRE

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La media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati nel paese arriva al 22,79% contro il 22,15% di ieri, con un valore secco giornaliero (record) del 25,46% (oggi, nel paese, più di un testato su quattro è positivo) e una crescita che prosegue, anche se in media settimanale a un tasso leggermente inferiore rispetto ai giorni precedenti (negli ultimi 7 giorni 16,94% – 18,04% – 18,99% – 20,07% – 21,22% – 22,15% – 22,79%).

Si continua a viaggiare su valori molto alti, che sono la cartina tornasole di sistemi di tracciamento ormai saltati in moltissime regioni del paese (come sappiamo per avere un test and tracing efficace ci si dovrebbe attestare intorno al 3%). Nel grafico che segue potete vedere il rapporto settimanale tra nuovi casi e soggetti testati nelle diverse regioni, in ordine decrescente di valore (cioè partendo da quelle con le situazioni più critiche e finendo con quelle che sono messe meno peggio).

Anche oggi i valori del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati sono in crescita quasi in tutte le regioni: sotto alla soglia del 10% sono rimaste soltanto la Basilicata e la Calabria, mentre la Sardegna e il Lazio la superano di poco. Tra le regioni più grandi continuano a preoccupare in modo particolare il Veneto (che ha superato il 38%), la Lombardia (che ha superato il 31%) e la Campania (che tuttavia rispetto a ieri scende, attestandosi sopra il 25%).

I ricoverati in reparto ordinario sono 18.902, 936 più di ieri: siamo al 65,2%, cioè vicinissimi ai due terzi, del picco massimo (29.010 il 4 aprile), e ampiamente sopra il quadruplo dei ricoverati (4.316) il 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown.

I ricoverati in terapia intensiva sono 1.939, 96 più di ieri: siamo al 47,7%, cioè quasi alla metà, del picco massimo (4.068 il 3 aprile), e ci avviciniamo al triplo dei ricoverati in terapia intensiva (733) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown. A occhio e croce il tempo di raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva è intorno ai 10 giorni: cosa che, di questo passo, ci porterebbe ad avere 3.880 terapie intensive tra dieci giorni, 7.760 tra diciotto giorni e circa 15.520 (cioè quasi il quadruplo del picco massimo) entro un mese.

A proposito dei ricoveri, due cose: da un lato si conferma la sensazione che le curve stiano iniziando a “piegare” leggermente verso il basso, cosa che in concomitanza con l’aumento dei casi che va avanti da settimane potrebbe segnalare l’inizio di una saturazione dei posti disponibili in diverse regioni; dall’altro, ricordiamo che durante la prima ondata furono necessari ben 25 giorni dopo il lockdown affinché i ricoveri toccassero il picco massimo, e dunque il fatto che al momento siamo (ancora) al di sotto di quella quota non deve indurci a coltivare false speranze.

In tema di terapie intensive, ecco il grafico che rappresenta il numero di ricoverati in rianimazione ogni 100mila abitanti nelle diverse regioni del paese: più la regione è rossa, più l’impegno rispetto alla popolazione è consistente.

I decessi settimanali sono 1.488, 80 in più rispetto a ieri, e si avviano a raggiungere il quadruplo dei decessi settimanali (411) del 9 marzo, giorno in cui fu annunciato il primo lockdown.

Per quanto riguarda il Lazio, la media settimanale del rapporto tra nuovi casi e soggetti testati sale a quota 10,73% rispetto al 10,31% di ieri, con un dato secco giornaliero (record, purtroppo) del 12,72%. I ricoveri ordinari sono 2.055, 111 più di ieri e ormai decisamente superiori al picco massimo di 1.468 il 28 aprile, e quelli in terapia intensiva sono 185, 3 in più di ieri e pari al 91,1% rispetto al picco massimo di 203 l’11 aprile.

Arriviamo, infine, a un nuovo grafico, che tenta di rappresentare in modo sintetico la situazione delle singole regioni. Sull’asse delle ascisse troviamo la percentuale di occupazione delle terapie intensive (rapportando i dati di oggi ai posti attivi e attivabili aggiornati dal Sole 24 Ore) e sull’asse delle ordinate la media settimanale del rapporto tra nuovi positivi e soggetti testati. A partire dalla posizione della media nazionale il grafico si può dividere in 4 quadranti, in base ai quali si può valutare la situazione delle singole regioni: quelle che si trovano in basso a sinistra sono le “migliori”, perché hanno entrambi i parametri sotto la media nazionale, mentre quelle che si trovano i alto a destra sono le “peggiori”, perché li hanno entrambi sopra la media nazionale. In generale, più una regione si trova in basso e a sinistra, migliore (relativamente alle altre) è la sua situazione: più si trova in alto e a destra, peggiore (relativamente alle altre) è la sua situazione.


Purtroppo possiamo copiaincollare la conclusione di ieri: l’epidemia continua a crescere più o meno dappertutto, sia pure a ritmi diversi e soprattutto su livelli diversi. Alcune zone del paese si trovano obiettivamente in una situazione drammatica, i cui effetti più nefasti si manifesteranno tra qualche giorno, ma sono già scritti nei numeri.

Arriveranno, lo sappiamo, nuove misure. Ci si augura, vista la situazione, che non siano fuori tempo massimo.

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